C’è chi alla Fed auspica un’inflazione più forte prima di un secondo rialzo dei tassi

(Teleborsa) – La Banca centrale americana dovrebbe attendere che i dati sull’inflazione mostrino prezzi più sostenuti prima di procedere con un secondo rialzo dei tassi, dopo quello deciso lo scorso dicembre, il primo da giugno 2006. 

Ne è convinto il nuovo falco, Patrick Harker, approdato alla Federal Reserve, a fine 2015. 

Durante il suo primo intervento pubblico da Presidente della Fed di Philadelphia, il neoeletto banchiere centrale aveva dichiarato che la Fed rischiava di perdere la propria credibilità e di aggiungere incertezza al panorama futuro attendendo troppo tempo per normalizzare la politica monetaria. Il governatore sollecitava dunque la banca guidata da Janet Yellen ad alzare i tassi prima possibile. 

Ora, Harker, che da marzo guida la Fed di Philadelphia al posto di Charles Plosser, torna sui propri passi e auspica che il tasso di inflazione sia “appropriato” per un nuovo incremento del costo del denaro, allineandosi di fatto alla recente posizione assunta dal Presidente della Fed, Yellen. La Chairwoman, infatti, è sembrata un po’ meno ottimista sulla futura crescita degli Stati Uniti, ma non ancora decisa sulle prossime mosse di politica monetaria, lasciando anche la porta aperta alla possibilità di tassi negativi. La maggior parte degli operatori, stima che nella prossima riunione del Comitato di politica monetaria, in calendario a marzo, Yellen passerà la mano. Non soltanto per via della crisi cinese, ma anche per le deboli aspettative sul lungo termine.  

Harker non è membro votante del Federal Open Market Committee, il comitato di politica monetaria della Banca Centrale americana, e non lo sarà fino al prossimo anno.

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