Bufera sulle nomine Rai: il Pd annuncia battaglia in vigilanza. Anche Forza Italia verso il no

(Teleborsa) – E’ scontro aperto tra governo e opposizione sulle nomine Rai dopo le designazioni di Fabrizio Salini e Marcello Foa rispettivamente come amministratore delegato e presidente della tv pubblica.  A far discutere, in particolare, è il nome di Foa, accusato dall’opposizione, soprattutto dai dem e da LeU, per le sue posizioni sovraniste e per i recenti attacchi al presidente della Repubblica Sergio Mattarella che, in vigilanza il 1 agosto, annunciano battaglia serrata. 

Due tweet nel mirino, i dem attaccano: vilipendio – Foa, secondo il Pd, non sarebbe in grado di rivestire quel “ruolo di garanzia” che il suo incarico richiede. Nel mirino, in particolare, sono finite due tweet: uno del 27 maggio scorso, in cui esprimeva “disgusto” per le parole di Mattarella. “Il senso del discorso di Mattarella: io rispondo agli operatori economici e all’Ue, non ai cittadini. Ma nella Costituzione non c’è scritto. Disgusto”, scriveva il giornalista durante le consultazioni svolte dal capo dello Stato al Quirinale con palese riferimento allo scontro sul nome di Paolo Savona come ministro dell’Economia. E un altro del 28 maggio, in cui Foa rincarava la dose: “Dunque riepiloghiamo. Secondo Mattarella Lega e M5S non possono governare perché le loro idee su Unione europea, trattati europei, parametri di Maastricht sono inammissibili. E allora sia chiaro fino in fondo: abbia coraggio di mettere fuorilegge i due partiti, li estrometta dal Parlamento. E proclami la dittatura”.

LA BOCCIATURA DI RENZI: “IL CAMBIAMENTO, IN PEGGIO, E’ SERVITO” – Foa incassa la bocciatura anche di Matteo Renzi che lo definisce:  “Amico sovranista di Salvini, offende su Facebook il presidente Mattarella come un troll di bassa lega. Non c’è che dire, il cambiamento, in peggio, è servito. Noi voteremo no”. 

A questo punto, decisivo sarà il ruolo di Forza Italia. Numeri alla mano, infatti, servono 27 voti: M5s e Lega possono contare su 21. Il Pd ha già annunciato che voterà no. A questo punto, sarà FI a decidere da quale parte far pendere l’ago della bilancia. 

LA CONTA DEI VOTI – I componenti della Vigilanza sono 40: la maggioranza dei due terzi si raggiunge dunque con 27 voti. Cinque Stelle e Lega possono contare su 21 voti (rispettivamente 14 e 7). Il Pd ha dichiarato il suo convinto no ad una figura considerata “inadeguata” l’unico modo per raggiungere la soglia fatidica diventa il sostegno dei 7 commissari di Forza Italia (6 visto che il presidente Barachini non vota). Dalla maggioranza assicurano che “l’accordo con Fi già c’è”. Ma i forzisti prendono tempo: “Giudicheremo dai fatti”, ha spiegato Giorgio Mulè, capogruppo azzurro a San Macuto. Precisando che “l’unico faro sarà salvaguardare la Rai e le sue straordinarie professionalità e potenzialità”.

FORZA ITALIA VERSO IL NO? – Un appoggio che però non sembra scontato.  “La maggioranza, prima di proporre un suo nome per la presidenza della Rai, avrebbe dovuto avviare un’istruttoria tra i gruppi parlamentari presenti in Commissione di Vigilanza Rai e solo dopo esprimere un candidato di sintesi, in grado di avere il voto dei 2/3 dei componenti, necessari per concludere l’iter. Proponendo Foa al buio, il governo ha utilizzato un metodo sbagliato. Forza Italia farà un’attenta riflessione, ma al momento il nostro voto è no”, dice Mariastella Gelmini, capogruppo di Forza Italia alla Camera. Che però lascia uno spiraglio alle trattative: “Nelle prossime ore cercheremo ancora il dialogo con tutte le altre forze politiche per individuare una figura terza, di garanzia, e che possa ricevere il via libera dalla stragrande maggioranza dei gruppi parlamentari”.

Una partita, insomma, tutta da giocare con Luigi Di Maio che fa quadrato intorno al nome di Foa: “È un giornalista con la schiena dritta che ha sempre fatto il suo mestiere con grande onestà intellettuale e dimostrando totale indipendenza”, scrive su Facebook.

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