Btp flop: gli italiani tornano a puntare sul vecchio, caro mattone

Le transazioni immobiliari, nel secondo trimestre del 2018, sono aumentate del 4,7%

(Teleborsa) Un flop, tra l’altro per molti ampiamente annunciato. Cala il sipario sulla quattordicesima emissione del Btp Italia, il titolo che in qualche modo doveva sostituire i Bot nei portafogli degli italiani, con un risultato che certamente non accontenta le casse del Tesoro. Anzi. La verità, amara, raccontata dai numeri non lascia infatti spazio ad interpretazioni: gli ordini complessivi si sono fermati a 2,164 miliardi grazie soprattutto alla quota sottoscritta dagli investitori istituzionali che hanno fatto mai come in questo caso da cordone di salvataggio. Al netto di tutto, un risultato davvero deludente e per certi versi preoccupante.
Non si è neanche sfiorato l’obiettivo di collocare almeno 6-7 miliardi di titoli ,già  piuttosto modesto se si pensa che a novembre 2013 l’importo toccò la cifra record di 22,2 miliardi.

Non sembra aver funzionato dunque la chiamata alle armi del vicepremier leghista Matteo Salvini che lo scorso ottobre era stato chiaro nell’invitare i cittadini ad acquistare asset italiani. Nel ventilare la possibilità di agevolazioni fiscali a favore dei potenziali investitori retail che decidessero di puntare sui BTP, il Ministro dell’Interno si era espresso così:“Il punto è che dobbiamo aiutare chi investe nei titoli di stato governativi italiani. Vorrei che i soldi risparmiati dagli italiani aiutassero le aziende italiane, i fondi pensione italiani, e non che andassero verso i fondi di investimenti stranieri”.

Niente da fare. Un appello, quello del leader leghista, caduto nel vuoto se si pensa che stavolta è andata persino peggio  della seconda emissione nel giugno del 2012: allora i risparmiatori italiani su un collocamento complessivo di 1,7 miliardi, sottoscrissero un ammontare superiore a 1,2 miliardi. In quei giorni, lo spread era tornato a schizzare a 500 punti, tanto che subito dopo arrivò il celebre “whatever it takes” di Mario Dragh quando promise di fare qualsiasi cosa per salvare l’euro e aggiunse: “E credetemi, sarà abbastanza”.
VECCHIO CARO MATTONE – Insomma, stavolta il popolo degli ex Bot people ha avuto più di qualche perplessità, voltando letteralmente le spalle a questa emissione. Come ha annunciato il ministero dell’Economia  le famiglie italiane hanno sottoscritto solo 863,34 milioni con poco più di 31mila contratti. A far tirare un sospiro di sollievo, seppur piccolo, ci hanno pensato per fortuna gli investitori istituzionali che hanno comprato titoli per 1,3 miliardi con 55 proposte di sottoscrizione. Un chiaro segnale specie se collegato al fatto che, nel contempo, riprende vigore il  mercato immobiliare, da sempre porto sicuro degli italiani che, dopo un periodo di difficoltà e incertezze, sembra proprio che stia riprendendo ossigeno e vivacità. Complici, infatti, i tassi convenienti dei mutui ai minimi storici, il settore rialza la testa e mostra apprezzabili quanto significativi, oltre che incoraggianti, segnali di ripresa con le transazioni immobiliari che, come rende noto l’Istat, nel secondo trimestre del 2018 sono aumentate del 4,7% a quota 209.243.
LA SPADA DI DAMOCLE DELLA PROCEDURA D’INFRAZIONE – In generale, prevalgono le preoccupazioni sul futuro dell’Italia, in vera e propria rotta di collisione con l’Ue sulla legge di bilancio. 
Il clima infatti è reso incerto dalla procedura di infrazione contro l’Italia, scenario fino a qualche giorno fa pressoché certo che ora sembra aver lasciato il passo a  qualche timido spiraglio di ottimismo visti i colloqui intensi tra Roma e Bruxelles che aprono al dialogo e lavorano ad una intesa dell’ultima ora che accontenti tutti. 

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