Brexit tra rinvii, scadenze e incertezze. E i britannici potrebbero dover votare comunque alle europee

(Teleborsa) – All’indomani della imponente manifestazione che si è svolta a Londra per opporsi all’attuazione della Brexit e avanzare richiesta di nuovo referendum, la società e il mondo politico del Regno Unito si interrogano sulle conseguenze dell’impasse in cui si è cacciato il governo della May e sull’effettivo valore della volontà espressa nelle urne nel 2016.

Il fronte pro Remain, ovvero per la permanenza nell’Unione europea, registra il successo della petizione popolare che ha raccolto 4,2 milioni di firme, anche se il sito parlamentare che le raccoglie è riuscito a certificare la residenza nel Regno unità della metà dei firmatari, mentre i sondaggi raccolti nelle ore precedenti la discesa in piazza di un milione di persone fanno emergere il disorientamento dei cittadini britannici, molti dei quali dichiarano di non avere avuto la chiara percezione di cosa potesse significare l’uscita del Paese dalla UE.

Theresa May resta irremovibile e, in una lettera inviata a tutti i membri del Parlamento, ribadisce che “revocare la Brexit rappresenterebbe un’irreparabile danno alla democrazia e un tradimento della volontà popolare espressa alle urne nel 2016”. Ma l’inquilina di Downing Street deve fare i conti anche con la Scozia, che chiede di ridare voce al popolo, ricordando che il 78% degli scozzesi al referendum votò contro l’uscita dalla Ue. Una enorme spaccatura che accresce le incertezze e rischia di pesare sempre più sul fronte dell’economia avanzata, frenando lo sviluppo di partnership con soggetti di altri Paesi europei e dirottando altrove progetti innovativi e di ricerca.

La Commissione Europea ha dato tempo al governo May fino al 22 maggio, giorno precedente le elezioni per il rinnovo del Parlamento UE, sempre che la prossima settimana venga approvato l’accordo di recesso. In caso contrario, ovvero se non ci sarà voto o si voterà contro, il Regno Unito dovrà comunicare la sua decisione entro il 12 aprile. Paradossalmente, i cittadini britannici potrebbero essere chiamati a eleggere i propri rappresentanti al Parlamento europeo, perché ogni Stato membro deve partecipare alla consultazione elettorale. E in caso di partecipazione al voto, i tempi slitterebbero almeno al 31 dicembre 2019 se non oltre.

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