Brexit: Renzi e Holland preoccupati discutono a Parigi. Domani a Berlino con la Merkel. la Scozia riprova per l’indipendenza

(Teleborsa) – Sull’urgenza di decisioni e di azioni nessun dubbio. Il tempo stringe e indecisioni e attese senza terapie adeguate rischiano di far precipitare lo stato di salute del malato colpito dalle conseguenze del virus Brexit. Un Unione Europea aggredita improvvisamente da un morbo che potrebbe rivelarsi letale mettendone a rischio la sopravvivenza. Il premier italiano Renzi e il Presidente francese Hollande riuniti a Parigi concordano: “Abbiamo sei mesi per salvare l’Europa”.

Urge una risposta forte, univoca, che possibilmente giunga concorde da tutti i 27 stati membri scossi e choccati dai risultati a sorpresa del Referendum britannico. Ma soprattutto rapida. Indispensabile affrontare tutto con decisione, e se divorzio deve esserci che lo sia subito, al più presto. Infine il timing dell’uscita di Londra: Hollande, al contrario della Cancelliera, è tra i leader che premono per un Brexit “rapido” in modo da bloccare l’effetto domino e dare tempi certi ai mercati.

Dopo le dimissioni del commissario UE britannico, Jonathan Hill, a seguito del successo del leader UKIP Nigel Farage, per pressare Londra si parla anche di dare lo statuto di osservatori agli europarlamentari britannici. L’Eliseo non vede di buon occhio i tentennamenti di Cameron. Un responsabile francese chiosa minaccioso: “Loro non escono? E noi apriamo Calais”.

Tutto ciò mentre la Scozia ha presentato richiesta di nuovo referendum per staccarsi dall’Inghilterra e una petizione lanciata per una seconda consultazione su Brexit ha in poco più di due giorni superato i 2 milioni e mezzo di firme. Ma richiesta questa, o forse provocazione, dettata dalla disperazione, assolutamente priva di qualsiasi fondamento giuridico, destinata a svanire nel nulla. Ma non si sa quando

Sul fatto che la Ue vivesse tra mille problemi perennemente rinviati nessuno ha mai avuto dubbi. Ma si è tirato a campare, mettendo sempre da parte l’idea che un bubbone potesse scoppiare. L’esplosione del male in tutta la sua gravità per la stessa sopravviveza dell’Unione è poi giunta da Londra. La possibilità di un disastro dalle possibili dimensioni epocali col Referendum sulla Brexit c’era, ma in realtà nessuno ci aveva creduto davvero. Ora, si son detti Matteo Renzi e Francoise Hollande all’Eliseo, è tempo di accelerare al massimo, almeno nei fronti più caldi. Non solo per gestire al meglio e con rapidità l’uscita di Londra, ma per decidere misure concrete dell’Unione su sicurezza, immigrazione ed economia. “E’ andata molto bene”, si è saputo in serata. Quindi, idee chiare per l’incontro di domani lunedì a Berlino con Angela Merkel. E poi il summit a 27 di martedì 28 che si terrà a Bruxelles.

A Berlino doveva essere inizialmente incontro a due Merkel-Hollande, per chiarire diversi punti che hanno di recente, per così dire, avevano incrinato l’asse franco-tedesco. Ma dopo lo choc del mattino del 24 giugno per la vittoria dei Leave, la Cancelliera tedesca ha voluto a Berlino anche Renzi. Tutti e tre sono alle prese con un calendario difficie nei rispettivi Paesi.

Matteo Renzi deve passare sotto le Forche Caudine del Referendum costituzionale in Italia nel prossimo ottobre; Hollande ha in vista la scadenza del suo mandato e le nuove elezioni tra 10 mesi, e con un Front Nazional, che non vuol sentire parlare di Europa, in testa nei sondaggi; Angela Merkel si ricandiderà nel 2017 per il quarto mandato da Cancelliere.

Si sta cercando così un’intesa, che permetta a Italia, Francia e Germania di presentarsi agli altri Paesi dell’Unione forti di idee comuni. A cominciare dal “pallino” da tempo nella testa di Hollande, la questione Difesa. Venerdì scorso il governatore della Banca Centrale Europea, Mario Draghi, era intervenuto per abbassare gli spread acquistando titoli di Stato. Continuerà a farlo, ma c’è preoccupazione perché il perdurare della tensione rischia seriamente di travolgere le banche.

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