Brexit, precauzioni d’uso per chi opera in Borsa

(Teleborsa) – Gli elettori inglesi si recheranno domani alle urne per votare se restare o meno nell’UE. I cittadini britannici troveranno il seguente quesito sulla scheda: “Il Regno Unito dovrebbe rimanere membro dell’Unione Europea o dovrebbe lasciare l’Unione Europea?”.

Nel frattempo, il primo ministro David Cameron ha lanciato l’ultimo accorato appello per votare “Remain” mentre l’UE ha chiuso la porta ad altri negoziati, in caso di permanenza del Regno Unito nel blocco europeo.

Secondo i bookmakers le possibilità di uscita dall’Unione sono precipitate al 26% dal 43% di una settimana fa. Ma, nell’incertezza dei sondaggi, che restano sul filo di lana, il motto è prudenza nelle sale operative. Una forte volatilità potrebbe prevalere sui mercati e, quindi, è opportuno informarsi sui rischi dell’operatività, mantenendo un comportamento prudente. Diligenza che deve osservare il “Buon Padre di famiglia”, sancito anche dal nostro ordinamento.

Secondo gli analisti di UBS, in caso di Brexit, l’indice di riferimento del mercato britannico FTSE 100 potrebbe scendere al livello più basso del 2011, ovvero scivolare fino a raggiungere la soglia dei 5000 punti, rispetto agli attuali 6260 punti. In caso contrario, il FTSE 100 potrebbe guadagnare fino al 9% e portarsi a 6.800 punti.

Come si vota? I seggi apriranno il 23 giugno alle 7 ora locale (le 8 in Italia) e chiuderanno alle 22. Non sono previsti exit poll. Il conteggio dei voti, partirà subito dopo la chiusura dei seggi.  I risultati a livello nazionale verranno annunciati a Manchester da Jenny Watson, presidente della Commissione elettorale.

Quali effetti avrebbe per il nostro Paese la vittoria del “Leave” (uscita dell’UK dall’UE)?

Arrivano le prime stime. Coldiretti ha lanciato un allarme sull’esportazione di spumante, in quanto la Gran Bretagna, nel 2016, è diventata il primo mercato mondiale di sbocco, con le bottiglie esportate che hanno fatto registrare un aumento record del 38%.

All’associazione dei coltivatori diretti, si è unita la società di ricerca Nomisma, secondo cui l’uscita del Regno Unito dall’UE non sarebbe un evento apocalittico, ma nel breve periodo lo scossone all’economia non sarebbe indifferente. Con ricadute anche in Italia, soprattutto in certe regioni e settori che risultano più dipendenti dal commercio con Londra.

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