Brexit, oggi è il “May Day”: Londra dice addio all’UE

Al via il divorzio: 700 giorni per dirsi addio. E intanto la Scozia sfida Londra

(Teleborsa) Occhi puntati su Londra.  Oggi parte ufficialmente il conto alla rovescia per il divorzio britannico dall’Unione Europea. Ma facciamo un passo indietro: era il 23 giugno del 2016 quando, oltre 17,4 milioni di sudditi di sua maestà (51,89%) votarono pro Brexit, dando cioè la benedizione al divorzio tra Gran Bretagna e Ue.  Un evento che da molti è stato definito un vero e proprio ciclone che si è abbattuto sull’Europa, aprendo a scenari ancora poco chiari destinati di certo a cambiare lo scacchiere europeo, le cui conseguenze si vedranno negli anni.

MAY DAY – Ormai, ci siamo. A nove mesi e sei giorni dal referendum , arriva il B-day col quale il governo britannico metterà in moto i negoziati per la sua uscita dall’Unione Europea, dopo 44 anni,”uno dei momenti più importanti nella recente storia del Regno Unito”, ha sostenuto l’inquilina di Downing Street. “Dobbiamo cogliere questa storica opportunità per emergere nel mondo e plasmare un sempre maggiore ruolo per una Gran Bretagna globale”, ha aggiunto la premier che incassa gli applausi dei ‘Brexiteers’.
La premier britannica Theresa May, dunque,  ha firmato la lettera per la notifica dell’articolo 50 del Trattato di Lisbona che, nel momento della consegna al presidente del Consiglio Europeo, Donald Tusk, segnerà l’avvio formale dell’iter della Brexit. La lettera, consegnata alle 13,30 a Tusk dall’ambasciatore del Regno Unito a Bruxelles, farà scattare i due anni di negoziati previsti per il divorzio.
700 GIORNI PER DIRSI ADDIOUn percorso lungo e complesso, che richiederà 700 giorni. Due anni. Forse di più. La prossima data da cerchiare in rosso sul calendario, intanto, è il 29 aprile, giorno in cui si terrà un vertice Ue per definire le linee guida per i negoziati tra Londra e Bruxelles, che dovrebbero iniziare entro un paio di mesi. La  regola europea  prevede, infatti,  non più di due anni di negoziato, perciò la data prevista per l’uscita del Regno Unito dall’Ue è fissata al 29 marzo 2019.  E se per quel giorno Londra e Bruxelles non avessero raggiunto l’intesa?  Due le opzioni:  i Ventisette accordano all’unanimità una proroga dei tempi del negoziato, oppure i britannici decidono di abbandonare il tavolo senza un’intesa.
LA SCOZIA SFIDA LONDRA – Una mossa destinata sicuramente a cambiare lo scacchiere europeo, ma è a rischio anche l’equilibrio interno del Regno Unito che inizia già a scricchiolare. È ben nota, infatti,  la volontà del governo di Edimburgo di separare la Scozia da Londra per rimanere nell’Ue: il Parlamento scozzese, infatti,  ha votato per un nuovo referendum indipendentista. 
DIVORZIO ALL’INGLESE, QUANTO CI COSTI! Si sa, non esiste divorzio indolore. Nè divorzio che non costi caro, anche e soprattutto da un punto di vista economico. Insomma, tradotto in soldoni, quanto costerà questo “scherzetto” all’Italia?
Con l’addio all’Ue, il Regno Unito smetterà ovviamente di pagare la sua quota di contributi al bilancio comunitario:  20 miliardi e 522 milioni di euro su un totale di oltre 152 miliardi. Due le strade possibili dal 2019:  aumentare proporzionalmente i contributi per i 27 Paesi rimasti nell’Ue mantenendo lo stesso bilancio, oppure, l’altra opzione percorribile è quella di ridurre il bilancio con relative conseguenze sui fondi Ue per i Paesi membri. In entrambi i casi, il conto che l’Italia dovrà pagare sarà decisamente salato:  circa un miliardo e 300 milioni di euro. 
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