Brexit, May a Bruxelles per Consiglio Ue straordinario su rinvio

(Teleborsa) – Dopo il “tour della disperazione” effettuato ieri da Theresa May tra Berlino e Parigi l’Europa si è mostrata disponibile a concedere l’ulteriore rinvio chiesto da Londra. Sulle condizioni da porre al Regno Unito, tuttavia, è scontro tra i leader europei, ancora divisi tra chi vuole più fermezza con Londra, come la Francia, e chi è più moderato, come Berlino.

Oggi May volerà a Bruxelles, dove il Consiglio europeo straordinario, per evitare il no deal, dovrebbe accordare, in maniera unanime, al Regno Unito il rinvio della data della Brexit, prevista per il 12 aprile. Vi è, tuttavia, una differenza di vedute sui tempi con la premier britannica ha chiesto una proroga fino al 30 giugno, mentre il presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk, ha proposto un rinvio flessibile fino a un anno.

Al centro della questione ci sono le elezioni europee di maggio: “Se il Regno Unito sarà ancora un membro dell’Ue il 23 e 26 maggio 2019 e se l’Accordo di recesso non sarà stato ratificato entro il 22 maggio, dovrà organizzare le elezioni per il Parlamento europeo, secondo la legge dell’Ue. Se il Regno Unito non assolve al suo obbligo il divorzio avverrà il 1° giugno 2019”, si legge nellabozza delle conclusioni del Vertice straordinario, circolata ieri sera.

Impegnato in una trattativa bipartisan con il Partito laburista, il governo britannico, ha bisogno di tempo per assicurarsi una maggioranza parlamentare in grado di approvare l’accordo di recesso negoziato con Bruxelles e già bocciato tre volte da Westminster. Vista la difficoltà di trovare un accordo la partecipazione alle elezioni non è, dunque, improbabile. Sul fronte interno, ieri, la Camera dei Comuni ha approvato con 420 voti favorevoli e 110 contrari la richiesta della premier May di un rinvio della Brexit al 30 giugno e oggi è in programma un nuovo incontro tra la delegazione governativa e quella del Labour, per uscire dall’impasse politico. Per i laburisti la questione rimane la permanenza a lungo termine del Regno Unito nell’unione doganale con l’Unione europea.

Nel frattempo, oggi, l’Onu ha lancia l’allarme sui rischi di un’eventuale Brexit senza accordo. Un divorzio brusco, secondo il Rapporto della la Conferenza Onu per il commercio e lo sviluppo, “colpirà in maniera significativa le condizioni d’accesso al mercato britannico dei Paesi in via di sviluppo e di quelli sviluppati”. Il mercato britannico rappresenta il 3,5% del commercio mondiale e il Regno Unito ha importato l’anno scorso 680 miliardi di dollari di merce dal resto del mondo, secondo il documento. Più della metà dai Paesi europei, che senza accordo perderebbero circa 35 miliardi di dollari. Anche la Turchia sarebbe tra gli svantaggiati, con un taglio di 2,4 miliardi sulle sue esportazioni in Gran Bretagna. A trarre vantaggio dal “no deal” sarebbero invece Cina e gli Stati Uniti.

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