Brexit, Johnson: “C’è ancora tempo per rinegoziare accordo con Ue. Ho fiducia”

(Teleborsa) – L’Unione europea deve mostrare “buonsenso” e riscrivere “l’inaccettabile accordo di divorzio” siglato da Theresa May. Questo l’appello del primo ministro britannico Boris Johnson che, a 84 giorni dalla data fissata per la Brexit, ha detto che le sue controparti europee hanno ancora “molto tempo” per rinegoziare l’uscita della Gran Bretagna.

Nonostante fervano i preparativi in vista di un sempre più probabile “no deal”, Johnson si è mostrato fiducioso. “Spero davvero che i nostri amici e partner mostrino buonsenso e arrivino a un compromesso – ha affermato ieri il premier in un’intervista rilasciata alla BBC –. Ci sono tutte le possibilità che l’Ue mostri flessibilità. Hanno ancora un sacco di tempo per rinegoziare l’accordo e sono certo che lo faranno”. Il nodo è sempre lo stesso, la possibilità che Bruxelles rinunci al vincolo del backstop a garanzia del confine aperto irlandese. Un punto sul quale né Johnson né l’Ue sembrano essere pronti a fare concessioni. A quanto si apprende Johnson, pur mantenendo contatti telefonici, si sarebbe reso disponibile a incontrare i leader europei solo nel caso acconsentano a stracciare il precedente accordo.

Anche sul fronte interno il premier mantiene la linea del pugno duro. Se al rientro dalla pausa estiva il parlamento voterà una mozione di sfiducia nei suoi confronti, Johnson si è detto pronto a convocare elezioni anticipate da tenersi “qualche giorno dopo la Brexit”, a partire dall’1 novembre incluso.

Nel caso non si dovesse giungere a una soluzione condivisa, il leader dei Tory ha già pronto il suo piano per lasciare l’Ue senza accordo per il quale ha già stanziato 2,1 miliardi di pound aggiuntivi. Nel progetto “no deal” è inclusa anche una strategia per attirare in Gran Bretagna scienziati “di talento” con abolizione dei tetti per loro (attualmente prevedono un massimo di duemila persone), percorsi preferenziali per l’immigrazione, visti senza contratti di lavoro preventivi e allargamento della platea di università e istituti in grado di garantire un endorsement. La Brexit rischia, infatti, di rappresentare un colpo durissimo per la ricerca scientifica britannica a causa del futuro incerto dei ricercatori attualmente impegnati nei progetti finanziati dall’Ue, che potrebbero essere costretti a lasciare il Paese dopo il 31 ottobre.

Dal punto di vista commerciale, per il dopo Brexit, la Gran Bretagna guarda a Canada, Stati Uniti e Messico. Il segretario agli Esteri britannico Dominic Raab ha, infatti, appena concluso un tour nordamericano in tre Paesi volto a garantire i legami globali della Gran Bretagna quando lascerà l’Unione Europea. In particolare, con il Messico, Raab ha firmato una serie di accordi di cooperazione, tra cui uno che impegna la Gran Bretagna a investire fino a 250 milioni di sterline (300 milioni di dollari) in vari programmi messicani. Il governo messicano ha affermato che le due parti hanno concordato di lavorare per sviluppare relazioni commerciali “ambiziose” e per ridurre al minimo l’impatto dell’uscita della Gran Bretagna dall’UE. E Raab ha avuto rassicurazioni simili anche da Washington, dove, mercoledì’ scorso, lui e il segretario di Stato americano Mike Pompeo hanno dichiarato di essere d’accordo sulla necessità di firmare un accordo commerciale bilaterale “il più presto possibile dopo la Brexit”.

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