Brexit, fantasma “No deal” alla vigilia del voto. May avverte: “Senza accordo, uscita da Ue a rischio”

(Teleborsa) – Un voto che si annuncia drammatico, preceduto da giorni difficilissimi per la Premier britannica May, che appare sempre più isolata. Domani, martedì 15 gennaio, il parlamento britannico è chiamato a dire la sua sull’accordo per l’uscita del Regno Unito dalla Ue siglato a fine novembre tra la premier May ed i leader dei 27 paesi Ue.

E’ bene ricordare che il voto si sarebbe dovuto tenere lo scorso 11 dicembre, ma è stato rimandato dal Governo May per la paura di una probabile bocciatura, con la Premier che, nel frattempo, ha continuato a negoziare, in segreto e in pubblico, cercando di spostare l’ago della bilancia a suo favore.

Contro il “No deal” spunta il Piano B – Alla fine di qualsiasi ipotesi o ragionamento, a decidere saranno i numeri: in questo caso, il Magic Number è 320. Stando però alle dichiarazioni dei vari schieramenti, la May ad oggi non dispone dei numeri necessari a fare approvare e ratificare l’accordo.

Vigilia dunque tesissima: il prologo al 15 gennaio è andato in scena a Westminster mercoledì scorso quando è stata approvata una mozione – presentata dal deputato conservatore Dominic Grieve approvata con 308 sì contro 297 no – che costringe la May a presentare entro tre giorni utili un piano B nel caso molto probabile in cui il Parlamento britannico rigetti l’accordo firmato con la Ue.

Il fantasma “No Deal” dunque avanza a grandi passi. Per questo, negli ultimi mesi Paesi come Germania, Francia e Olanda hanno accolto le raccomandazioni di dicembre della Commissione a dotarsi di norme nazionali per gestire la transizione, guadagnando il tempo necessario a ricostruire regole bilaterali per il mutuo riconoscimento con il Regno Unito extra-europeo. Una strada battuta in queste ore anche a Roma, dove aumentano le preoccupazioni con particolare riferimento alle transazioni finanziarie. Basterebbe ricordare che Borsa italiana è parte del gruppo London Stock Exchange (LSE).

PRONTO IL DECRETO TRIA, PONTE DI 21 MESI – Per questo, al Ministero dell’Economia si lavora alla soluzione d’emergenza per evitare il rischio-tilt dei mercati finanziari che si aprirebbe senza l’accordo di interscambio con l’Ue e la trasformazione di Londra in città extra-Ue a partire dal prossimo 29 marzo.

Come anticipato da Il Sole 24 Ore, per correre ai ripari, il decreto pronto per il Consiglio dei ministri getta un ponte di 21 mesi, dalla fine di marzo al 31 dicembre 2020, con un pacchetto di regole che garantiscano l’operatività italiana di intermediari e società d’investimento, con sede nel Regno Unito e degli operatori britannico che sui mercati italiani di azioni ed obbligazioni.

In pratica, si tratta di riprodurre lo scenario lento che si avrebbe a livello complessivo in caso di Brexit soft (morbida), con un pacchetto di regole che non hanno bisogno di una trattativa con Bruxelles perché, appunto, accolgono le raccomandazioni di dicembre della Commissione a dotarsi di norme nazionali per gestire la transizione.

Brexit, May: senza accordo più probabile che Gran Bretagna non lasci Ue – Proprio in questi minuti, intanto, arriva il messaggio contenuto nell’ultimo discorso, prima del voto di martedì ai Comuni, della Premier Theresa May chegioca l‘ultima carta: “Se il Parlamento non approverà il piano concordato con Bruxelles è probabile che la Brexit non si farà affatto perché i parlamentari britannici sono più propensi a bloccarla piuttosto che abbandonare l’Ue senza un accordo”.

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