Brexit e ora? SACE: Made in Italy tra nuove sfide e opportunità

(Teleborsa) – Scongiurata la catastrofe di un No Deal, lo scenario che nessuno avrebbe voluto, al termine di estenuanti trattative, Regno Unito ed Unione Europea, hanno raggiunto l’intesa grazie alla firma, in extremis, di un nuovo trattato commerciale che però è una cornice ancora tutta da riempire.

Dal primo gennaio 2021, dunque, il Regno Unito ha assunto lo status di “Paese terzo” rispetto all’Unione Europea. Una nuova condizione il cui perimetro è stato tracciato dal Trade and Cooperation Agreement (TCA), l’accordo commerciale siglato il 24 dicembre tra le parti, che si configura come un trattato internazionale. Senza un accordo, Regno Unito e Unione Europea avrebbero iniziato a commerciare alle condizioni della World Trade Organization, con l’introduzione di tariffe e di conseguenza aumenti significativi del costo delle merci importate.

Entrambi i “contendenti”, alla fine, dopo aver più volte rischiato di schiantarsi in un burrone, si sono dichiarati soddisfatti dell’accordo ma, ovviamente, lo scenario è cambiato con le imprese che, gioca forza, dovranno operare in condizioni completamente diverse. Del resto, come ha dichiarato Michel Barnier, Negoziatore capo europeo per l’uscita del Regno Unito dalla Ue, intervistato dal Sole 24 Ore: “Brexit? Nonostante l’accordo abbiamo perso un po’ tutti”.

Cosa cambia, in concreto, per le imprese europee ed italiane? Di relazioni commerciali tra il nostro Paese e UK si è parlato durante il webinarI nuovi equilibri geopolitici post-Brexit: opportunità e sfide per il Made in Italy”, organizzato da SACE per il ciclo #RipartireSicuri, nell’ambito del programma Educational to Export, pensato e lanciato mesi fa con l’obiettivo di guidare la ripartenza, in un contesto stravolto dalla pandemia, dal quale però dobbiamo uscire rafforzati.

“Il No Deal, ovviamente, avrebbe avuto conseguenze davvero dannose per il nostro Paese e le aziende, va ricordato che il Regno Unito è il quinto paese di destinazione delle nostre esportazioni e in termini di saldi commerciali attivi è il secondo al mondo dopo gli Stati Uniti, questo dà la cifra dell’importanza che il Paese riveste”, sottolinea Raffaele Trombetta, Ambasciatore d’Italia nel Regno Unito, introdotto da Mariangela Siciliano, Responsabile Education to Export di SACE, che ha moderato l’evento pensato per fornire un supporto concreto alle imprese già operanti nel mercato britannico e a quelle intendono entrarci.

“Il raggiungimento dell’accordo è certamente fatto importante ma occorre sottolineare che non riproduce tutti i benefici del mercato unico e dell’unione doganale”, prosegue l’Ambasciatore.

“E’ fondamentale che le nostre aziende siano pronte a questa nuova realtà, soprattutto le più piccole. E proprio per sostenere le aziende italiane esportatrici nei passi da compiere – sottolinea – è stata pensata e avviata la campagna “Brexit e le imprese: cosa cambia?”, lanciata dall’Ambasciata d’Italia a Londra con l’Agenzia ICE – Ufficio di Londra. L’iniziativa è stata ideata con il preciso obiettivo di aiutare le aziende a orientarsi in modo efficace su temi quali, ad esempio, gli adempimenti in materia doganale, i controlli sanitari e fitosanitari, le etichettature.

“E’ fisiologico che alcune aziende abbiano qualche preoccupazione per le incognite che nascono dai cambiamenti, proprio per questo occorre adattarsi, informarsi su come evolveranno le nuove disposizioni, sapere cogliere le nuove opportunità e soprattutto avere fiducia nel mercato britannico”, conclude l’Ambasciatore assicurando che il “Sistema Italia continuerà a fornire alle imprese tutto il supporto necessario”.

Per Alessandro Terzulli, Chief Economist SACE, “l’accordo arrivato in extremis tra Londra e Ue è “un inizio piuttosto che la fine di un percorso”. “Siamo comunque in presenza – osserva Terzulli – di un accordo lose-lose, come ha sottolineato lo stesso Barnier, dal quale cioè nessuna delle due parti guadagna, anche se ovviamente un accordo è meglio di un non accordo. Come ha chiarito il capo negoziatore, in questa circostanza si è dovuto negoziare per aggiungere delle barriere per far si che l’accesso al mercato fosse paritario, un aspetto quasi paradossale e rilevato anche dall’eurocommissario Gentiloni nel sottolineare che “i due accordi, quello di recesso e quello commerciale, sono due momenti diversi, avvenuti attraverso due canali diversi“.

Il Regno Unito – dettaglia Terzulli – rappresenta il quinto mercato di sbocco per il Made in Italy, con oltre 25 miliardi di euro di beni esportati nel 2019. Mentre, viceversa Londra occupa l’undicesimo posto tra gli importatori dell’Italia. L’Italia è a sua volta un importante fornitore del Regno Unito, posizionandosi al 7° posto (5° in Ue) tra gli importatori del Paese con una quota di mercato del 3,8%.

“Per quanto riguarda il nostro Paese, tra il 2012 e il 2019 le nostre esportazioni sono cresciute del 4,2% in media annua e questo non è un dato banale specie se isoliamo dei sottoperiodi: tra il 2012 e il 2015 le vendite nel Regno unito crescevano del 6,2%. Senza contare che il Regno Unito è uno dei primi mercati UE da cui è partita la ripresa dell’export“.

Secondo gli ultimi dati Istat, nel 2020 l’export italiano di beni verso il Regno Unito ha registrato un calo dell’11,9%, che va comunque letto in un contesto di economia fortemente segnata dallo shock pandemico. Per il 2021 le nostre previsioni – indicano un rimbalzo soltanto contenuto, del +5,3% (in caso di No Deal la simulazione indicava un -12%), sicuramente una ripresa più lenta rispetto a quella dell’export complessivo di beni, previsto crescere del 9,3%.

Il Regno Unito – conclude Terzulli – rimane comunque un partner strategico per l’Italia. Secondo SACE, l’Export Opportunity Index del Paese segna 68/100 mentre l’Investment Opportunity Index ammonta a 53/100.

Al Webinar ha partecipato Ferdinando Pastore, Direttore ICE Londra. Proprio presso l’Ufficio ICE di Londra è attivo un Help Desk che opera congiuntamente con l’Ambasciata Italiana a Londra e in raccordo con la Task Force di Palazzo Chigi, Ministero dello Sviluppo Economico e Agenzia delle Dogane, con l’obiettivo di offrire supporto alle imprese italiane e aiutarle ad orientarsi nel cambiamento. Pastore ha rilevato che sono 43mila le aziende italiane che esportano e, quindi, interessate. Con l’accordo in extremis tra Londra e UE – rileva Pastore – abbiamo evitato danni peggiori ma qualche ammaccatura c’è comunque stata e ora bisogna certamente fare i conti con procedure nuove. Parlando di numeri, ad esempio, l’interscambio Uk/Italia è calato del 16%, con la pandemia che sicuramente ha impattato in maniera molto severa”.

Gabriella Migliore, Head of Desk Brexit, ICE Londra tocca quotidianamente con mano le criticità segnalate dalle imprese e osserva che mai come ora, per evitare il rischio di una pericolosa confusione che può solo nuocere – è fondamentale “conoscere, approfondire e soprattutto rivolgersi agli organi preposti a supportare le imprese in una fase così delicata di cambiamento”.

Prezioso il contributo di David Morgese, Responsabile reparto decisioni, autorizzazioni e garanzie dell’Ufficio delle Dogane di Milano 2. Ricordando che il “dopo Brexit porta alla riqualificazione di tutte le operazioni di cessioni e acquisti di beni, da e per il
Regno Unito, che acquisiscono, dunque, la natura di importazioni/esportazioni/regimi speciali” è quindi entrato negli aspetti più tecnici, illustrando le indicazioni di ADM.

Autocertificazione dell’esportatore italiano per fruire dell’azzeramento dei dazi, anche in assenza di una preventiva dichiarazione del fornitore: per tutto il 2021 è sufficiente per beneficiare dell’Accordo tra Unione europea e Regno Unito. Non è necessario, inoltre, che l’esportatore sia già iscritto nel sistema unionale degli esportatori registrati Rex, potendo operare anche soltanto con il proprio codice Eori. Anche sotto tale profilo, l’intesa raggiunta introduce regole fortemente semplificate, benché soltanto nella prima fase di applicazione. La novità dell’autocertificazione è prevista dal regolamento di esecuzione n. 2020/2254 adottato dalla Commissione europea lo scorso 29 dicembre 2020. Altri importanti chiarimenti sono contenuti nel nuovo testo della circolare n. 49 dell’Agenzia delle dogane, ripubblicata lo scorso 30 dicembre e nelle relative Faq.

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