Brexit, countdown al via: marzo mese decisivo

(Teleborsa) – Che ne sarà della Gran Bretagna? Un interrogativo al quale si tenta, invano, di rispondere ormai da mesi. La Brexit è ancora un rebus e siamo ufficialmente entrati nel mese che segna la data ufficiale del Leave, fissata ad oggi, al 29 marzo. Conto alla rovescia, dunque, iniziato.

Al momento, però, ancora non è dato sapere cosa ne sarà del futuro di Londra fuori dall’Ue. La Premier Theresa May, sempre più all’angolo, prova a fare chiarezza e nei giorni scorsi ha fissato l’agenda parlamentare aprendo, per la prima volta, al possibile slittamento della data di divorzio.

LE PROSSIME TAPPE – Si comincia il 12 marzo con il voto più prevedibile. In quell’occasione, Theresa May chiederà ai parlamentari di esprimersi sui contenuti dell’accordo siglato con i partner europei lo scorso 25 novembre e, da allora, rinegoziato a più riprese dopo vari flop alla Camera dei Comuni. Nel caso di un – improbabile – sì del Parlamento si arriverebbe alla Brexit il 29 marzo, rispettando le tempistiche fissate in origine. Nel caso di un no e dunque dell’ennesimo niente di fatto, scenario questo molto più probabile, slitterebbe al voto del giorno successivo.

Il giorno dopo, May testerà il parere del Parlamento sull’ormai celebre ipotesi no-deal:una rottura dalla Ue senza accordi diplomatici, equivalente a una cesura totale dei vari legami giuridici, commerciali e politici fra i due blocchi. Lo scenario di una Brexit hard sarebbe di certo la situazione più sfavorevole, come la Premier ha più volte ribadito e, almeno su questo, il Parlamento sembra essere dalla sua parte.

A questo punto, senza un accordo, ma volendo comunque scongiurare il no-deal, si arriva al terzo voto. Resterebbe sul piatto una sola strada: il rinvio dell’inizio della Brexit, fissato al 29 marzo 2019. May ha provato fino all’ultimo ad allontanare l’ipotesi dello slittamento ma le ore passano e l’ipotesi prende quota sia a Bruxelles che dalle parti di Londra.

LONDRA RISCHIA DAVVERO DI VOTARE ALLE EUROPEE? – Fin qui, tutto bene (si fa per dire). A far da sfondo però c’è un appuntamento importante, le Elezioni Europee del prossimo 23 maggio. Ed ecco che c’è da fare i conti con un nuovo paradosso: in caso di rinvio della Brexit oltre la sua data di avvio ufficiale, i cittadini britannici potrebbero essere chiamati al voto per le elezioni europee del 2019. L’ultima beffa a mettere il timbro ad anni di negoziati e diversi testacoda del processo di divorzio, mentre torna addirittura in ballo lo scenario di un secondo referendum dopo quello del 23 giugno 2016.

La May, parlando dell’ipotesi rinvio, ha precisato che sarebbe “breve e limitato”. Non secondario, dunque, capire quanto breve:nel caso di un divorzio entro al 22 maggio, la vigilia delle elezioni per il Parlamento, pericolo scampato:l’uscita prima del voto annullerebbe in automatico l’ipotesi di tornare alle urne. Se il rinvio fosse di tre mesi, dunque posticipata al 29 giugno, la questione invece inizierebbe a farsi un tantino più scivolosa. Insomma, c’è da aspettarsi l’ennesimo colpo di scena in vista in una vicenda che ne ha regalati già tanti. Come ogni divorzio che si rispetti. Sembra proprio che Londra e Bruxelles non facciano eccezione.

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