Brexit all’ultimo respiro: negoziati nelle rete (da pesca)

(Teleborsa) – Un tenue spiraglio di luce alla fine di un tunnel del quale non si vede ancora l’uscita. Tradotto: può ancora succedere di tutto in una trattativa all’ultimo respiro.

Durante il fine settimana, il primo Ministro britannico Boris Johnson e la Presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen hanno concordato di estendere i negoziati su un accordo commerciale oltre la scadenza autoimposta del 13 dicembre.

Al momento, le parti restano in disaccordo su pesca, level playing field – l’insieme di regole e standard comuni progettati per impedire alle imprese di un Paese di indebolire i loro concorrenti in altri Paesi – e governance.

Se Londra e Bruxelles non dovessero trovare la quadra entro il 31 dicembre, il Regno Unito non sarà più soggetto alle regole commerciali dell’Ue, con le norme dell’Organizzazione mondiale del commercio (WTO) che entreranno in vigore per entrambe le parti nel 2021, comprese le tariffe doganali e i controlli alle frontiere completi per il flusso di merci del Regno Unito attraverso la Manica.

Intanto, secondo il Ministro delle Finanze francese, Bruno Le Maire, la Brexit causerà danni maggiori al Regno Unito piuttosto che alle controparti dei negoziati molto tesi in corso. Lo ha detto, intervistato dall’emittente France Info.

“I grandi sconfitti della Brexit saranno gli inglesi”, ha spiegato Le Maire, che ha aggiunto che l’intero processo di accordo e negoziato è stato “una follia politica, economica e storica”. Il ministro ha inoltre osservato che il commercio tra Francia e Regno Unito vale circa 33 miliardi di euro e ha stimato l’impatto della Brexit in “appena 0,1 punti percentuali della nostra ricchezza nazionale [francese]”.

Le Maire ha ammesso però che si tratterebbe di un colpo considerevole per l’economia francese, soprattutto per alcuni settori, che il Governo mira a sostenere. In particolare, ha affermato che Parigi continua a insistere sull’accesso alle acque del Regno Unito per i pescatori europei, uno dei principali punti critici nei colloqui in corso sulla Brexit.

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