Brexit, accordo tra UE e Londra passa dalla pesca

(Teleborsa) – Ue e Gran Bretagna stanno entrando “nell’ultima settimana circa” di negoziati commerciali “sostanziali”. Lo ha detto, intervistato da Sky News, il Ministro degli Esteri britannico, Dominic Raab.

Quando manca un mese alla scadenza del periodo di transizione, fissata al 31 dicembre, con Londra che ha più volte tolto dal piatto la possibilità di un’estensione, il ministro lascia intendere che potrebbe arrivare la fumata bianca, a una condizione: che l’Ue accetti come una “questione di principio” le posizioni di Londra sulla pesca, dossier su cui si sono arenati i colloqui negoziali. Se a Bruxelles “mostrano pragmatismo, buona volontà e la buona fede che hanno caratterizzato l’ultima parte dei negoziati, e certamente noi abbiamo mostrato flessibilità, penso che si possa fare un accordo“, ha dichiarato Raab.

Resta la pesca, dunque, un tema decisamente scivoloso, sul quale la già complicata trattativa sulle relazioni post-Brexit ha più volte rischiato di naufragare. Oggetto del contendere, il diritto di pescare nelle ricche acque territoriali britanniche del canale della Manica, del mare del Nord e dell’oceano Atlantico dopo il primo gennaio 2021, giorno in cui la Gran Bretagna sarà ufficialmente fuori dall’Unione europea.

Attualmente i pescatori di ogni Paese hanno pieno accesso alle acque dell’altro, a parte le prime 12 miglia nautiche dalla costa. La pesca non è però senza regole: i ministri dell’UE si riuniscono una volta l’anno per stabilire delle quote per ogni specie. Con l’uscita dalla UE, in quanto “stato costiero indipendente”, il Regno Unito controllerà quella che è conosciuta come una zona economica esclusiva (ZEE), che si estende fino a 200 miglia nautiche nel Nord Atlantico. Dal canto suo, il Governo inglese vorrebbe più potere di decisione su chi può pescare in questa zona e gestire dei negoziati annuali per le quote.

Cinque, in realtà, gli Stati europei direttamente interessati dalla questione: Francia, Irlanda, Danimarca, Belgio e Olanda. Per queste nazioni la disputa con la Gran Bretagna mette, infatti, a rischio la sopravvivenza di un settore vitale per l’economia nazionale.

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