BOT e BTP, un miliardo di interessi in più per il debito pubblico

Secondo i calcoli di UniCredit, nel primo trimestre del 2019 il tasso medio ponderato dei titoli a medio-lungo termine in emissione è stato del 2,27%, quasi un punto in più rispetto all’1,35% del primo trimestre 2018

Debito pubblico: due parole che pesano come un macigno sul futuro dell’Italia rallentando crescita e sviluppo. Insomma, un vero e proprio fardello per la nostra già debole economia.  E il fatto ancor più grave è che continua a crescere a ritmo serrato:  secondo lo studio di Unimpresa su dati di Bankitalia, negli ultimi dodici mesi è cresciuto di 71 miliardi di euro a un ritmo di 5,92 miliardi al mese (dai 2,93 miliardi dell’anno precedente).

Soltanto a gennaio scorso, il debito pubblico italiano ha toccato un nuovo record ed è schizzato su quota 2.358 miliardi di euro, attestandosi sopra al 130% del Pil. 

BCE, costo debito pubblico: solo in Italia superiore a crescita Pil – Appena qualche giorno era arrivato l’allarme della BCE.  L’Italia è l’unico paese dell’area euro che presenta un costo del debito pubblico superiore al tasso di crescita nominale dell’economia. 

A rilevarlo, appunto, il Bollettino economico diffuso  dalla Banca Centrale Europea segnalando che il differenziale tra tasso di interesse e tasso di crescita è negativo in tutti i paesi euro ad eccezione dell’Italia. E il differenziale resterà negativo anche nel 2019 e nel 2020, ad eccezione, appunto, della Penisola.   

Spiega oggi Il Sole 24 Ore che anche se gli investitori sono decisamente più benevoli nei confronti del nostro Paese, ora che i capitali esteri stanno tornando, e il Tesoro riesce ad emettere BoT a tassi negativi (ieri ne ha collocati 6 miliardi a un rendimento di -0,062%), il nostro debito pubblico continua a costare di più rispetto al periodo preGoverno Conte.

I dati del primo trimestre, si legge ancora, parlano chiaro: i 76 miliardi di titoli di Stato a medio-lungo termine (BTp, CcT e CTz) emessi dal Tesoro fino ad oggi costano, in termini di interessi annualizzati, circa 700 milioni di euro in più rispetto ai titoli analoghi collocati nel primo trimestre dell’anno scorso. E se si sommano anche i BoT collocati da gennaio (anche se il calcolo in questo caso è molto più spannometrico perché i BoT vengono rinnovati due volte l’anno), si può dire che le emissioni del solo primo trimestre 2019 costeranno in totale allo Stato quest’anno circa 900 milioni di interessi in più rispetto a quelle dello stesso periodo dell’anno scorso.

Secondo i calcoli di UniCredit, nel primo trimestre del 2019 il tasso medio ponderato dei titoli a medio-lungo termine in emissione è stato infatti del 2,27% (cioè quasi un punto in più rispetto all’1,35% del primo trimestre 2018) e il tasso medio ponderato dei BoT è stato dello 0,10% inclusa l’asta di ieri (cioè circa mezzo punto in più rispetto al -0,42% dello stesso periodo dell’anno scorso).

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