Borse cinesi alla ricossa… grazie anche ai trucchi del governo

(Teleborsa) – Torna il sereno sulle borse cinesi dopo la seduta nera di ieri. La strategia di Pechino di sospendere il meccanismo di blocco automatico degli scambi in Borsa, anche noto come “circuit breaker”, è risultata vincente in quanto è stata in grado di calmare i nervi degli investitori. Il blocco è entrato in azione due volte questa settimana: lunedì 4 gennaio e giovedì 7 gennaio, a soli 30 minuti dall’avvio delle contrattazioni.
Da segnalare poi l’intervento del National team di Shanghai, la squadra di soccorso dei fondi statali, che su richiesta del governo è entrato in azione sostenendo le borse in difficoltà. Per ora non è stato ancora rimosso il blocco alla vendita di azioni per i grandi gruppi quotati.

La borsa di Shanghai, ancora aperta, sta mettendo a segno un buon rimbalzo, evidenziando un rialzo di oltre il 2% sull’indice principale. In bella mostra anche lo Shenzen, che guadagna più del 3%. 

Il 2016 è iniziato nel peggiore dei modi per la Cina, con dati macroeconomici ancora deludenti che alimentano i timori di rallentamento dell’economia del Dragone e di conseguenza dell’intera regione asiatica. I ripetuti interventi della Banca centrale e del governo di Pechino per sanare la gravissima crisi economico-finanziaria che sta colpendo la seconda maggiore economia mondiale finora non sembrano essere serviti a molto mentre la comunità internazionale continua a pensare che l’unico modo per stabilizzare i mercati è un serio impegno da parte di Pechino sulle riforme. Intanto gli effetti negativi dell’indebolimento dell’economia cinese si ripercuotono sulle economie occidentali, legate a doppio filo da importazioni ed esportazioni con la Repubblica Popolare Cinese.

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