Borsa Italiana, Jerusalmi: “Preoccupa carenza di investitori domestici”

(Teleborsa) – La carenza, in Italia, di investitori strutturali domestici nel mercato azionario, le prospettive dell’operazione che vedrà Borsa Italiana confluire nel gruppo Euronext, e le misure previste in caso di Brexit “no deal”. Questi i temi affrontati dall‘amministratore delegato di Borsa Italiana, Raffaele Jerusalmi, nel corso di un’audizione alla Commissione Finanze della Camera nell’ambito dell’indagine conoscitiva sui mercati finanziari al servizio della crescita economica.

“In Italia – ha sottolineato Jerusalmi – manca una presenza di investitori strutturali domestici nel mercato azionario. La carenza di investitori domestici, e mi riferisco soprattutto ai fondi pensione, è preoccupante perché fa sì che il mercato italiano sia dominato da investitori esteri. Negli altri mercati sviluppati almeno il 30-35% della partecipazione degli investimenti nelle aziende quotate sono di matrice domestica. Nel caso di Borsa Italiana il 95% degli investimenti sui nostri titoli è fatto da investitori esteri e questo ha la controindicazione che nei momenti di tensione e crisi, questi investitori si comportano tutti allo stesso modo: vendendo i titoli nei loro portafogli, con l’effetto, soprattutto negli ultimi 15 anni, di avere una performance del nostro mercato azionario molto meno brillante di altri mercati a noi vicini”. Al contrario – ha aggiunto l’Ad – “non manca la qualità dei nostri imprenditori, come dimostrano anche le operazioni più recenti. Da noi manca un mercato di venture capital e start up, mancano gli investitori del secondo-terzo round che sono i più importanti nella crescita delle società innovative. Investitori che spesso alla fine decidono di vendere ed è un peccato perché così finiscono all’estero possibilità di sviluppo e di occupazione”.

Parlando dell’operazione che vedrà Borsa Italiana confluire nel gruppo Euronext Jerusalmi ha affermato che il progetto è “ancora in una fase preliminare. Non c’è stato ancora il closing – ha evidenziato – e aspettiamo il pronunciamento dell’antitrust europea, che non arriverà non prima di gennaio”. Sulle prospettive di questo che definisce “un progetto ambizioso” l’Ad osserva che “è presto per dare valutazioni” e anticipa che “sicuramente un obiettivo comune sarà quello di fare il più possibile sinergie di ricavo oltre a quelle sui costi”. “Siamo ancora in una fase iniziale nelle nostre interlocuzioni con Euronext e quello che posso dire – ha aggiunto – è che ci sono delle aree dove c’è evidente complementarietà, dove noi portiamo delle eccellenze che Euronext non ha, penso al reddito fisso, e in quelle aree mi aspetto che ci siano delle ovvie opportunità ma è presto. Oggi siamo ancora concentrati sulla separazione da Lse per prepararci a un passaggio di consegne l’anno prossimo. Per adesso le prospettive sono interessanti da un punto di vista concettuale, poi bisognerà vedere mettendole a terra”. In riferimento al rapporto con Lse, Jerusalmi ha spiegato che negli ultimi 12 anni ci sono state “fasi di diversa intensità” ma “bene o male siamo riusciti ad avere sempre una tecnologia di alto livello e con pochi problemi, salvo su alcune specificità che sono poi state corrette rapidamente”.

Sul fronte Brexit l’ad di Borsa Italiana si è detto pronto a un eventuale “no deal”. In caso di una Brexit no-deal – ha assicurato Jerusalmi – “abbiamo già messo a punto tutta una serie di accorgimenti che proteggeranno noi e i nostri clienti nella fase iniziale, nei primi uno o due anni. Ma ovviamente speriamo che poi qualche forma di deal ci sia perché ovviamente le cose potrebbero avere nei prossimi anni qualche complicazione in più”.

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