Bollettino BCE: Allarme sul PIL. Frenata più forte in Italia, Francia e Spagna

(Teleborsa) – L’economia dell’area euro sta subendo una contrazione senza precedenti. Le proiezioni macroeconomiche di giugno 2020 formulate dagli esperti dell’Eurosistema indicano una riduzione della crescita a ritmo record nel secondo trimestre di quest’anno prima di un suo successivo ritorno all’espansione nel secondo semestre, grazie al sostegno fornito dalle misure di bilancio e di politica monetaria. Ciononostante è prevista una notevole revisione al ribasso sia del livello dell’attività economica, sia delle prospettive di inflazione nell’intero orizzonte temporale considerato, a fronte di uno scenario di base caratterizzato tuttavia da un grado di incertezza straordinariamente elevato. Se da un lato l’inflazione complessiva è compressa dal calo delle quotazioni dell’energia, dall’altro le pressioni sui prezzi dovrebbero rimanere contenute per effetto della drastica diminuzione del PIL in termini reali e del connesso significativo incremento della capacità inutilizzata nell’economia. Questo lo scenario delineato dal Bollettino economico della Banca centrale europea che, in seguito alle misure adottate per far fronte all’emergenza coronavirus, prevede “ricadute economiche drastiche e profonde”.

Nello scenario di base delle proiezioni sul PIL annuo dell’Eurozona il Consiglio direttivo della Bce valuta rischi orientati al ribasso. Ci si attende un calo in termini reali pari all’8,7% nel 2020 e un suo recupero del 5,2% nel 2021 e del 3,3% nel 2022. Prospettive di crescita che, rispetto all’esercizio di marzo 2020 condotto dagli esperti della Bce, sono state riviste notevolmente al ribasso di 9,5 punti percentuali per il 2020 e al rialzo, rispettivamente a 3,9 e 1,9 punti percentuali, per il 2021 e il 2022. A causa dell’impatto del Covid-19 sull’economia, la Bce sottolinea “l’eccezionale incertezza che attualmente caratterizza le prospettive” sottolineando come “l’entità della contrazione e della ripresa dipenderà in modo decisivo dalla durata e dall’efficacia delle misure di contenimento, dal buon esito delle politiche tese a mitigare l’impatto avverso sui redditi e sull’occupazione e dalla misura in cui la capacità produttiva e la domanda interna subiranno effetti permanenti”.

A livello geografico la contrazione causata dal Covid-19 è stata eterogenea nei vari Paesi e fra le maggiori economie dell’area dell’euro la Bce evidenzia “un calo dell’attività economica più marcato in Francia, Italia e Spagna rispetto a Germania e Paesi Bassi”. Nell’area euro “l’impatto delle misure di chiusura si è tradotto in una marcata contrazione della produzione industriale che – si legge nel Bollettino – a marzo 2020 ha subito una flessione senza precedenti dell’11,3% rispetto al mese precedente e del 3,3% nel primo trimestre del 2020″.

Lo scenario peggiore ipotizza una forte recrudescenza della pandemia e l’adozione di ulteriori misure di contenimento con una riduzione del PIL dell’Eurozona in termini reali sui dodici mesi pari al 12,6% nel 2020. Previsto, poi, un recupero del 3,3% nel 2021 e un aumento del 3,8% nel 2022. In base allo scenario moderato, che presuppone un efficace contenimento del virus, il Pil in termini reali sui dodici mesi, per la Bce il PIL diminuirebbe del 5,9% nel 2020, prima di segnare un rimbalzo del 6,8% nel 2021 e un aumento del 2,2% nel 2022.

Nell’attuale contesto economico in rapida evoluzione, il Consiglio direttivo ribadisce, nel documento, “il massimo impegno a intraprendere ogni azione necessaria nell’ambito del proprio mandato per sostenere tutti i cittadini dell’area dell’euro nell’attuale fase di estrema difficoltà. Insieme al considerevole stimolo di politica monetaria già in atto – viene spiegato nel Bollettino – le decisioni del Consiglio direttivo sosterranno le condizioni di liquidità e finanziamento nell’economia, contribuiranno al flusso del credito a favore di famiglie e imprese e al mantenimento di condizioni finanziarie favorevoli per tutti i settori e in tutti Paesi, al fine di sorreggere il recupero dell’economia dalle ripercussioni del coronavirus”. La Bce fa riferimento in particolare “al ruolo svolto dal Consiglio direttivo nell’assicurare che la politica monetaria sia trasmessa a tutti i settori dell’economia e a tutti i paesi, nel perseguimento del mandato della Bce di preservare la stabilità dei prezzi”. In tale contesto il Consiglio direttivo resta quindi pronto ad “adeguare tutti i propri strumenti, nella maniera che riterrà opportuna, per assicurare che l’inflazione continui ad avvicinarsi stabilmente al livello perseguito”.

La Bce prevede disavanzi più consistenti per Belgio, Spagna, Francia e Italia, Paesi che all’insorgere della crisi presentavano un elevato rapporto debito pubblico/Pil. Secondo le previsioni economiche della primavera 2020 elaborate dalla Commissione europea il disavanzo di bilancio dell’area dell’euro dovrebbe salire all’8,5% del Pil nel 2020, dallo 0,6% del Pil dell’anno scorso. Nel 2020 tutti i Paesi dell’area dell’euro dovrebbero, infatti, evidenziare disavanzi superiori al valore di riferimento del 3% del Pil. Il rapporto fra debito pubblico e PIL per il complesso dell’area dell’euro dovrebbe aumentare marcatamente, di 16,7 punti percentuali, raggiungendo il 102,7 per cento del PIL nel 2020. Da qui le raccomandazioni in materia di politiche di bilancio per il 2020-2021 che la Bce rivolge a tutti i Paesi affinché continuino, in linea con la clausola di salvaguardia generale, a “sostenere le proprie economie preservando nel contempo la sostenibilità delle finanze pubbliche nel medio periodo”. Quando il grave rallentamento economico sarà venuto meno e prima che emergano dubbi sulla sostenibilità del debito nel medio periodo – sottolinea la Bce – , “occorrerà porre termine al ricorso alla clausola di salvaguardia generale prevista dal Patto”.

Sul fronte dei prestiti a tassi particolarmente favorevoli disposti dall’Eurotower per incentivare il sostegno del sistema bancario all’economia reale, la Bce rileva che 742 banche europee hanno attinto 1.310 miliardi di euro tramite il Tltro III, ossia le operazioni di rifinanziamento più a lungo termine varate dalla Bce per fronteggiare l’emergenza coronavirus.

(Foto: © iloveotto/123RF)

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