Boccia: “Basta facili promesse, no allo sforamento del 3%”

(Teleborsa) – Finita la campagna elettorale e la stagione delle facili promesse, no alla procedura di infrazione o allo sforamento del 3%, no all’isolamento in Europa e attenzione al “partito dell’astensione“, coloro cioè che non credono a un futuro in positivo.

Sono alcuni dei passaggi chiave dell’intervento del presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia, nel corso del suo intervento all’assemblea degli industriali di Varese.

All’indomani delle elezioni europee, che hanno sancito in Italia la vittoria della Lega, il numero uno degli industriali italiani chiede alla politica di “cambiare non in peggio, ma in meglio: è questa la sfida che lancia l’industria italiana alla politica”.

Ribadiamo il nostro ‘no’ alla proceduta d’infrazione, lo sforamento del 3% per spesa ordinaria e non per gli investimenti, su cui invece saremmo eventualmente d’accordo“, ha sottolineato Boccia che ha ricordato come sia “un elemento che riguarda la questione italiana e non europea”.

Il presidente di Confindustria spera che “da oggi, finita la campagna elettorale, finisca la fase delle facili promesse” e si entri “nel realismo e pragmatismo del paese. Se lo spread aumenta solo con le parole, si tratta di una magia che le imprese italiane non meritano“, ha aggiunto, invitando i rappresentati delle istituzioni a ponderare parole e linguaggio “perché il Paese “non può permettersi di avere uno spread più alto della Spagna e una crescita inferiore alla Francia”.

Boccia è tornato sul dato dell’astensionismo perché “vedere che ha votato il 50% non è un bel segnale. Significa che un italiano su due non è entrato in cabina, con l’idea che tanto non cambia niente. E invece si deve cambiare”.

Sul piano europeo, la richiesta di Confindustria è che l’Italia non si isoli né venga isolata. “Serve una trattativa di alleanza a partire dalla Francia per la prossima presidenza della BCE“, ha dichiarato Boccia. “Dobbiamo sentirci contemporaneamente cittadini europei di nazionalità italiana perché le cose non sono antitetiche ma complementari”.

Per questo, “è chiaro che l’Italia deve giocare come deve una stagione riformista all’interno dell’Europa e dobbiamo avere delle posizioni strategiche importanti”, ha ribadito, chiedendo alla classe politica di “ambire ad avere un commissario europeo di rango, dell’industria e del mercato interno, del commercio o della concorrenza. Gli altri – ha concluso – sono commissari di serie B”.

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