Blocco dei licenziamenti, Orlando verso la strada del compromesso

(Teleborsa) – In vista della scadenza del blocco dei licenziamenti per motivi economici, prevista per il prossimo 31 marzo, aumenta il pressing dei sindacati per la proroga. Il governo ha poco più di 40 giorni per decidere e tra due settimane il neoministro del Lavoro Andrea Orlando tornerà a fare il punto con le parti sociali.

Ad oggi lo stop ai licenziamenti, iniziato il 17 marzo 2020, è stato già prorogato tre volte dalle norme emergenziali. Complessivamente, secondo uno studio della Banca d’Italia, le misure anti-crisi avrebbero impedito nel 2020 circa 600mila recessi, compresi quelli che sarebbero avvenuti in condizioni normali. Senza le misure adottate per affrontare gli effetti della pandemia, – in base alle stime di via Nazionale – il Covid-19 avrebbe potuto causare 200mila licenziamenti in più rispetto ai 500mila legati a motivi economici che già si sarebbero verificati nel 2020. In Italia – rileva l’Istat – il tasso di occupazione è sceso in un anno dello 0,9 per cento con una perdita di oltre 400mila posti di lavoro su base annua per la maggior parte lavoratori con contratti flessibili, stagionali, e autonomi, ovvero le categorie non protette dal blocco dei licenziamenti.

In tale scenario Orlando potrebbe scegliere la strada del compromesso. Se da una parte le parti sociali, incontrate domenica scorsa, premono per mantenere il blocco dei licenziamenti fino alla fine dell’emergenza, dall’altra le imprese, oggi a colloquio con il ministro del Lavoro, chiedono di superare lo stop per poter avviare i processi di ristrutturazione aziendale e assumere giovani e nuove competenze necessari per ripartire.

Una strada potrebbe essere quella di un superamento graduale del divieto di licenziare, continuando a mantenerlo solo nei settori più in crisi, o differenziandolo in base al fatturato delle aziende.

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