Blitz antipirateria in UE, Spiezia (Eurojust): danno causato a Tv ammonta a circa 6,5 milioni di euro

Messa a repentaglio l'esistenza di numerosi fornitori legali di televisione a pagamento sul mercato, dice il Vicepresidente dell'Agenzia UE che coordina la lotta contro la criminalità organizzata trasfrontaliera

(TELEBORSA) – Si tratta della più grande operazione contro le tv pirata online mai condotta sul suolo europeo: scattata nei giorni scorsi,  “Eclissi” – così è stata battezzata –  ha inferto un durissimo colpo al business delle tv pirata online, le cosiddette IPTV (Internet Protocol Television), sistema che, convertendo il segnale analogico della pay tv, lo trasforma illegalmente in segnale web-digitale. La maxi operazione internazionale è stata condotta dalla Polizia di Stato con il coordinamento della Procura di Roma e dalle Agenzie europee Eurojust ed Europol. L’attività ha visto la cooperazione delle Polizie e delle Autorità giudiziarie anche di Francia, Paesi Bassi, Germania, Bulgaria e Grecia, impegnate contestualmente in tutta Europa a supporto degli uomini della Polizia Postale. Significativi i numeri complessivi relativi sia alle persone coinvolte, circa 5 milioni di utenti solo in Italia, sia per il volume di affari stimato di oltre 60 milioni di euro annui. Ma soprattutto per il danno causato dalla banda criminale che ammonta a circa 6,5 milioni di euro, mettendo così a repentaglio l’esistenza di molti operatori legali di TV a pagamento come ha confermato, raggiunto telefonicamente, a Teleborsa il Vicepresidente di Eurojust, Filippo Spiezia (magistrato con vasta esperienza di lotta al crimine organizzato) che, dal 2017, ricopre il ruolo all’interno dell’Agenzia UE che coordina la lotta contro la criminalità organizzata trasfrontaliera.

 

“L’Ufficio italiano di Eurojust ha ricevuto una richiesta della Procura di Napoli al fine di assicurare l’esecuzione, in diversi Stati membri, di un delicato provvedimento di sequestro preventivo adottato dal giudice per le indagini preliminari. Ho avuto modo di verificare che c’era un’ altra indagine, collegata, condotta dalla Procura di Roma, che presentava analoghe proiezioni sovranazionali. Secondo le richieste delle autorità giudiziarie italiane si trattava di assicurare la contestuale esecuzione, a livello europeo, di quel che noi tecnicamente chiamiamo “shutdown”, ossia l’adozione di  misure inibitorie a carico dei servers e della infrastruttura tecnologica coinvolta in una estesissima attività illecita di pirateria televisiva. Attraverso il coordinamento assicurato  da Eurojust è stato assicurato un intervento altamente qualificato, mediante il quale sono state coinvolte le magistrature e le polizie di 5 paesi europei in aggiunta alle autorità italiane. La particolarità del nostro intervento risiede nel fatto che ha riguardato un ambito, quello dei reati informatici, in cui si pone un problema di raccolta della c.d. “digital evidence” dove  scontiamo ancora la mancanza di una comune cornice normativa europea. Quindi, nel caso concreto, abbiamo utilizzato l’ordine di indagine europeo adattandolo alle esigenze che ci sono state rappresentate dai vari paesi interessati. Come ha sottolineato la Guardia di Finanza, si è trattato di un’ indagine ad alto contenuto tecnologico dal punto di vista investigativo e anche dal lato della cooperazione internazionale è stata particolarmente complessa.

 

Si parla sempre più spesso di una un’ Europa libera e unita, che parte anche e soprattutto dalla cooperazioone tra gli stati.  In quest’ottica, come può essere inquadrata dunque l’agenzia europea Eurojust?  

 

“Eurojust ha un inquadramento giudiridico ben definito: a dicembre del 2019 entrerà in vigore il nuovo regolamento, che avrà effetti diretti nei Paesi membri e che sostituisce la precedente decisione del 2009. Siamo un’agenzia europea incaricata di assicurare il coordinamento e la cooperazione giudiziaria nelle indagini per forme di criminalità grave transfrontaliera. Eurojust è divenuta il motore europeo, che fa in modo tale che gli strumenti di cooperazione e il coordinamento investigativo transnazionale possano funzionare. Nell’Unione abbiamo uno spazio comune, lo spazio giudiziario europeo, senza  barriere fisiche, ci sono soltanto barriere doganali. In questo spazio si collocano ordinamenti giudiziari diversi ed autorità nazionali che agiscono sulla base di norme nazionali non sempre omogenee. Dunque, i sistemi nazionali per operare e contrastare la criminalità transfrontaliera, hanno bisogno di un fulcro centrale che ne assicuri il funzionamento.  Eurojust fa in modo che gli strumenti di cooperazione  possano funzionare più efficacemente, incrementando il tasso di fiducia tra operatori e risolvendo i limiti derivanti dalle normative nazionali disomogenee; dall’altro, assicura il coordinamento investigativo e questo aspetto è ancora più importante. Se, ad esempio c’è una indagine, come quella condotta dalla Procura di Napoli , nel nostro caso, che presenta dei nessi con indagini condotte in Grecia, o in Bulgaria oppure indagini da avviare per la prima volta in altri Paesi, Eurojust può prendere iniziative, anche in modo formale, richiedendo alle autorità competenti, alle Procure, alle autorità giudiziarie di avviare le loro indagini sulle basi delle informazioni messe a disposizione da un altro stato membro”

 

Tantissimi i settori di riferimento, vorrei soffermarmi in particolare su due: la lotta alla falsificazione dell’euro  e il contrasto alle agromafie

 

“Le priorità attualmente indicate dall’Unione Europea sono il crimine informatico, il terrorismo, la criminalità organizzata ed il traffico di migranti. Ciò ovviamente non significa che non ci siano attività operative di Eurojust anche nei settori che lei indicato, che spesso sono appannaggio del crimine organizzato. Sul fronte della lotta alla falsificazione dell’euro, proprio in questo momento stiamo svolgendo una importante attività di coordinamento investigativo tra molti paesi  e speriamo di approdare presto a risultati significativi. Per le agromafie, ricordo che proprio quest’anno abbiamo coordinato una indagine molto importante della Procura di Foggia che aveva ramificazioni importanti in Germania: in quell’occasione si è superata la frammentazione operativa, spesso presente  in queste indagini, che consente di attingere le singole attività di commercializzazione di prodotti oggetto di sofisticazione e falsificazione. Siamo andati a ricostruire l’intera catena criminale che era responsabile di una truffa in commercio colossale, avente ad oggetto presunto olio di oliva extravergine falsificato,  trasportato in quantità industriali ed inondando i mercati tedeschi, con un danno complessivo di  almeno 8 milioni di euro”.

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