Biodiversità: In Italia persi 3 frutti su 4 ma oggi agricoltura green leader d’Europa

(Teleborsa) – Scomparse in Italia negli ultimi 100 anni dalle tavole tre varietà di frutta su quattro, ma la perdita di biodiversità riguarda l’intero sistema agricolo e di allevamento con il rischio di estinzione che si estende dalle piante coltivate agli animali allevati. E’ quanto afferma Coldiretti, in occasione della Giornata Mondiale della Biodiversità, che si festeggia in tutto il Pianeta oggi domenica 22 maggio 2017, nel sottolineare però che l’agricoltura italiana ha invertito la rotta negli ultimi anni ed è addirittura diventata la più green d’Europa.

“L’Italia – spiega Coldiretti – è l’unico Paese al mondo con 4.965 prodotti alimentari tradizionali censiti, 291 specialità Dop/Igp riconosciute a livello comunitario e 415 vini Doc/Docg, ma è anche leader in Europa con quasi 60 mila aziende agricole biologiche e ha fatto la scelta di vietare le coltivazioni Ogm e la carne agli ormoni a tutela della biodiversità e della sicurezza alimentare”.

Nel secolo scorso, nell’intera penisola si contavano ben 8.000 varietà di frutta. Oggi si arriva a poco meno di 2.000 e di queste ben 1.500 sono considerate a rischio di scomparsa anche per effetto dei moderni sistemi della distribuzione commerciale che privilegiano le grandi quantità e la standardizzazione dell’offerta. L’omologazione e la standardizzazione delle produzioni a livello internazionale mettono a rischio anche gli antichi semi della tradizione italiana sapientemente custoditi per anni da generazioni di agricoltori. Un serio pericolo per  produttori e consumatori, con la perdita di un patrimonio alimentare, culturale e ambientale del Made in Italy, ma anche un vero e proprio attacco alla sovranità alimentare e alla biodiversità.

“Sul territorio nazionale – spiega Coldiretti – ci sono 504 varietà iscritte al registro viti contro le 278 dei cugini francesi e su 533 varietà di olive contro le 70 spagnole. La difesa della biodiversità non ha solo un valore naturalistico ma è anche il vero valore aggiunto delle produzioni agricole Made in Italy. Investire sulla biodiversità è una condizione necessaria per le imprese agricole di distinguersi in termini di qualità delle produzioni e affrontare così il mercato globalizzato salvaguardando, difendendo e creando sistemi economici locali attorno al valore del cibo”.

Grazie all’impegno degli allevatori, in Italia sono state salvate dall’ estinzione 130 razze allevate, tra le quali ben 38 di pecore, 24 di bovini, 22 di capre, 19 di equini, 10 di maiali, 10 di avicoli e 7 di asini, sulla base dei Piani di Sviluppo Rurale della precedente programmazione. Dall’asino romagnolo, recuperato per la produzione di latte uso pediatrico e per l’oncoterapia, alla capra Girgentana, dalle lunghe corna a forma di cavaturaccioli, per la produzione di latte destinato alla tuma ammucchiata (formaggio nascosto) stagionata in fessure di muro in gesso e/o pietra, fino alla gallina di Polverara, ritratta con il caratteristico ciuffo fin dal 1400 in quadri e opere conservati anche nei Musei vaticani.

Una azione di valorizzazione che si estende anche alle specie vegetali, con la riscoperta dei frutti dimenticati del passato come la pera cocomerina già rappresentata nei quadri rinascimentali e riscoperta per le proprietà antiossidanti, le giuggiole considerate efficaci nell’alleviare gli stati d’ansia, il nervosismo e la depressione, o il corbezzolo, astringente e antidiarroico e antinfiammatorio delle vie biliari, del fegato e di tutto l’apparato circolatorio. Ma anche la riscoperta di grani antichi come il Senatore Cappelli che, dopo aver rivoluzionato la produzione di pane e pasta in Italia, ha rischiato di sparire, ma che adesso torna sulle tavole italiane grazie alla Sis, Società Italiana Sementi, con capitale 100% italiano detenuto dagli agricoltori attraverso i Consorzi Agrari

“Un’azione di recupero importante – sottolinea Coldiretti – si deve in Italia ai nuovi sbocchi commerciali creati dai mercati degli agricoltori e dalle fattorie di Campagna Amica attivi in tutte le Regioni, che hanno offerto opportunità economiche agli allevatori e ai coltivatori di varietà e razze a rischio di estinzione che, altrimenti, non sarebbero mai sopravvissute alle regole delle moderne forme di distribuzione.

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