Bilancia commerciale, cos’è e come funziona. Perché la Germania è avvantaggiata

Perché servono bilance dei pagamenti strutturalmente in pareggio

Il surplus record della bilancia commerciale della Germania è cosa nota, a fine 2015 era salito a 275 miliardi di euro, per poi toccare un nuovo primato recentemente. Questo disallineamento con gli altri paesi dell’Eurozona suscita però parecchi mal di pancia, tanto che se ne chiede il sanzionamento così come previsto da Maastricht. Ma perché un eccesso di export costituirebbe un fattore devastante per l’economia? Quali sono i mezzi per contrastarlo? Cominciamo a vedere come funziona la bilancia commerciale, l’ammontare delle importazioni e delle esportazioni di merci di un paese.

Cos’è e come funzionano le dinamiche della bilancia commerciale

I rapporti commerciali e finanziari di ciascun Paese con l’estero sono rappresentati dalla bilancia dei pagamenti: il saldo è rappresentato da un flusso monetario, che può essere attivo o passivo. Nel primo caso abbiamo un Paese che ha venduto ed incassato dal Resto del mondo più di quanto ha comprato e pagato. Nel secondo caso, abbiamo un Paese che ha venduto ed incassato meno di quanto ha comprato e pagato.

Nel primo caso il Paese si arricchisce; nel secondo si impoverisce e deve fronteggiare i maggiori esborsi utilizzando il risparmio interno, ovvero ricorrendo al prestito estero.

L’insieme degli investimenti e dei crediti all’estero, e di converso delle proprietà e dei debiti verso l’estero sono sintetizzati dalla Posizione finanziaria internazionale netta. Nel caso che questa posizione sia attiva, ciò significa che il valore degli asset posseduti all’estero e dei crediti verso l’estero è superiore al valore delle proprietà straniere nel Paese ed ai debiti del Paese stesso verso l’estero. La posizione finanziaria internazionale è costituita da stock, che sommano proprietà e crediti.

Nella bilancia dei pagamenti correnti, la prima componente è quella commerciale che fa riferimento alle transazioni in merci e servizi. C’è poi la componente dei redditi, primari e secondari, in cui vengono iscritti rispettivamente tutti i pagamenti per rimesse degli emigrati/immigrati, i pagamenti e gli incassi per investimenti e titoli di debito ed i pagamenti senza corrispettivo.

Anche all’interno dell’Unione europea, e tra gli Stati che hanno adottato l’euro come moneta comune, i rapporti internazionali sono rappresentati dalle bilance dei pagamenti e dalle posizioni finanziarie internazionali nette. Un equilibrio delle bilance dei pagamenti all’interno dell’Eurozona, visto che non esistono strumenti redistributivi di reddito posti a carico delle aree ricche in favore di quelle più povere, è indispensabile per evitare il ripetersi delle crisi che abbiamo rilevato dopo il 2010.

Perché il surplus della Germania penalizza gravemente e in modo poco lecito l’Ue

Il caso dei rapporti tra Germania e Grecia è emblematico.

L’attivo della bilancia dei pagamenti della Germania è in attivo strutturale da anni, violando la regola europea sugli squilibri macroeconomici eccessivi, secondo cui non si deve avere un attivo superiore al 6% per più di tre anni di fila. Il divieto vale anche per il disavanzo, che non deve essere negativo oltre il 4%.

D’altra parte, se c’è qualcuno in attivo, ci deve essere qualcun altro in passivo. Il motivo per cui, al di là delle fluttuazioni annuali, i rapporti correnti con l’estero devono essere in pareggio, deriva dalle conseguenze che derivano dal fatto che uno o più  Paesi vendano costantemente più di quanto comprino, incassando dall’estero sempre più moneta di quanto paghino.

Innanzitutto, si sottrae reddito al lavoro impiegato nell’attività di esportazione: la maggiore produttività, dimostrata dalla competitività in termini di qualità e prezzo, viene destinata al profitto e non viene redistribuita al fattore lavoro.

Facciamo un esempio. Nelle relazioni tra Germania e Grecia, poniamo che nel primo anno l’attivo tedesco rispetto al passivo della Grecia dipenda dal fatto che la Germania vende automobili per un valore superiore a quello speso dai tedeschi che vanno in vacanza in Grecia. A questo punto, ci sono due reazioni possibili: nella prima, gli operai tedeschi sono pagati di più dalle loro imprese, e l’anno dopo faranno vacanze più lunghe in Grecia, cosicché i conti ritornano in equilibrio; nella seconda, i salari degli operai tedeschi rimangono invariati, ma il surplus della Germania viene prestato alle banche greche affinché anche nel nuovo anno i cittadini greci abbiano soldi a prestito per continuare a compare macchine tedesche.

Nel primo caso, i conti tornano in equilibrio e si attiva un meccanismo virtuoso, perché i maggiori salari degli operai tedeschi vengono spesi allungando le vacanze in Grecia. L’anno dopo, con i maggiori ricavi della stagione turistica, i cittadini greci continuerebbero a comprare macchine tedesche ma senza doversi indebitare.

Nel secondo caso, i conti rimangono squilibrati e si attiva un processo vizioso: la Germania, per poter continuare a vendere lo stesso numero di automobili in Grecia, incassando più di quanto i suoi cittadini spendano in Grecia durante le vacanze, deve prestare denari alla Grecia; i cittadini greci, per poter continuare a comprare lo stesso numero di automobili tedesche, devono indebitarsi. Se le banche tedesche non prestassero denari alle banche greche per finanziare i nuovi acquisti di auto, le industrie tedesche ridurrebbero le vendite, creando problemi di occupazione. Si innesca un meccanismo perverso: i tedeschi, per poter vendere ancora automobili in Grecia, sono costretti a prestare ogni anno sempre più denari ai compratori. L’attivo commerciale sull’estero viene reimpiegato come credito verso l’estero.

Il meccanismo della svalutazione non funziona con l’euro

In passato, quando ognuno aveva la sua moneta, i tedeschi il marco ed i greci la dracma, c’era il meccanismo della svalutazione. La moneta greca perdeva periodicamente valore sul marco, e così i greci compravano automaticamente meno automobili tedesche. Parimenti, il marco si rivalutava sulla dracma, e così i tedeschi potevano allungare automaticamente le loro vacanze in Grecia: spendendo gli stessi marchi dell’anno precedente, potevano permettersi di stare più tempo.

L’euro, moneta unica, rende impossibile la svalutazione. Ai Greci non resta che indebitarsi o abbassare i salari, creando la depressione generalizzata.

Se i conti correnti con l’estero di un paese sono in attivo strutturalmente, come quelli della Germania, le sue banche sono costrette a prestare ogni anno altro denaro ai compratori esteri. Arriva un punto in cui i debitori non sono in grado di continuare a pagare i debiti ed a comprare ancora, facendo default.

Questo è quello che è successo nelle relazioni tra la Germania da una parte, e dall’altra la Grecia e la Spagna.

La Germania continua a vendere all’estero più di quanto non compra: accumula denaro che presta all’estero per evitare che all’interno ci sia inflazione. Diviene allo stesso tempo sempre più sospettosa della capacità dei suoi debitori di onorare i prestiti: è costretta così ad imporre il Fiscal Compact, per evitare che gli altri Stati dell’euro si indebitino eccessivamente, e la Banking Union per evitare che le banche degli altri Paesi non rimborsino i prestiti ricevuti da quelle tedesche. E’ costretta ad assumere il ruolo del colonizzatore finanziario. Se aumentassero i salari tedeschi e la Germania aumentasse gli investimenti pubblici, tutti starebbero meglio: tedeschi, greci, spagnoli ed anche gli italiani.

Ecco perché, nelle relazioni commerciali internazionali, l’attivo strutturale non è affatto positivo.

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