Bernardi (Banca Generali): evoluzione servizi dipenderà da capacità del consulente di essere interprete della tecnologia”

(Teleborsa) – Si è tenuta in mattinata la web conference Digital Wealth Management 2021 dedicata ai professionisti dell’industria del risparmio gestito. Un confronto aperto organizzato da The Innovation Group cui hanno preso parte una serie di ospiti che hanno analizzato le nuove tendenze legate al mondo del wealth management dall’evoluzione dei modelli di servizi, passando per le innovazioni digitali sino al mondo della sostenibilità.

Numerosi i manager intervenuti e tra questi il vice direttore generale di Banca Generali Marco Bernardi che ha raccontato le leve che muovono la banca private: “L’evoluzione e la crescita delle reti è sempre più evidente da dieci anni a questa parte. Le realtà meglio organizzate hanno saputo evolvere il livello di personalizzazione ed offrire modelli d’offerta dedicati a ciascun bisogno sia per la clientela interessata alla pianificazione del risparmio, sia per le famiglie dalle esigenze più complesse. Le crisi degli ultimi anni hanno reso più evidenti agli occhi dei clienti la necessità di affidarsi a professionisti specializzati e questo spiega il processo di avvicinamento alle reti. Il mix di qualità dei nostri banker e delle soluzioni di investimento offerte hanno favorito il posizionamento verso la clientela di fascia più elevata cui abbiamo saputo affiancare negli anni tutta una serie di strumenti e servizi innovativi che hanno accelerato questo processo. Quindi non si tratta solo di valorizzare il posizionamento che si sceglie di perseguire, ma arricchirne i contenuti con efficacia e concretezza. Solo così si costruisce nel tempo la relazione di fiducia alla base del nostro business.

COME IL DIGITALE CAMBIA IL MODELLO Di SERVIZIO – Su questo tema il vicedirettore generale di Banca Generali lancia una provocazione. Bernardi, infatti, spiega: “Il tema della tecnologia passa dal cliente ma anche dal banker che, in base al suo livello di digitalizzazione, gestisce il suo rapporto di fiducia con esso. E’ un tema che nel’ultimo anno ha conosciuto un’accelerazione ma che vede una lunga strada davanti a sé e che resta legato alla forza dell’abitudine. A febbraio dello scorso anno i nostri servizi digitali erano utilizzati per volumi pari al 42%. Poi dalla diffusione del Covid il livello è salito al 78% per poi tornare al di sotto della soglia del 50% a giugno: questo vuol dire che siamo di fronte ad un percorso culturale che è in divenire”. Bernardi continua: “C’è poi un altro aspetto legato agli interessi in campo. Il nostro modello si basa sull’attività del consulente e quindi la nostra clientela vuole essere mediata da un professionista. Ecco perché oggi la digitalizzazione deve essere un supporto per il consulente, non un’alternativa. Bisogna, infatti, mettere a fattor comune i due poli rappresentati dalle informazioni qualitative che il banker raccoglie dai sui clienti per bilanciarle con le informazioni quantitative che derivano dalle tecnologie digitali. In tal senso la tecnologia deve porre al banker davanti alla necessità di diventare anche l’interprete dei tanti dati che il digitale oggi comporta per mettere un servizio di livello sempre più alto”.

L’AFFERMAZIONE DEL MONDO ESG – Tema di stretta attualità affrontato durante il digital roundtable è quello degli investimenti ESG. A riguardo Bernardi ha sottolineato: “Oggi la sostenibilità è l’altro tema che con il digitale avrà sempre maggiore spazio. Le nuove generazioni nascono native sostenibili. Dal mio punto di vista bisogna lavorare in questa direzione puntando sull’approccio che non deve essere legato al prodotto ma intrinseco nella vision aziendale. Banca Generali punta ad una crescita sostenibile rispettando i diversi stakeholder sia dalla struttura di governance, sia nelle definizione dei prodotti. E al centro ci sono sempre le persone. Con il partner londinese – Mainstreet– ha creato un tool che permette di scegliere su quali fondi sostenibili oggi il cliente vuole investire controllando sempre il profilo di rischio e relazione al portafoglio. Per esempio se si è particolarmente attendi alla lotta all’inquinamento si può scegliere un portafoglio che a parità di guadagno garantisce un maggior risparmio di Co2. Insomma siamo di fronte ad un cambio di narrazione che deve mettere al centro l’ambiente, il mondo del buon governo aziendale ovvero della governance per arrivare al trattamento di temi come la diversity. Emozioni per rendere più umano e sensibile un business come il nostro, altrimenti sempre troppo ancorato ai numeri”.

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