Befana amara per i dipendenti della Pubblica Amministrazione

(Teleborsa) – I portafogli degli impiegati pubblici sono sempre più vuoti, a causa del blocco della contrattazione e dell’inflazione.
Dall’ultimo rapporto semestrale realizzato dall’Aran, l’agenzia che rappresenta il Governo ai tavoli con i sindacati per il pubblico impiego, risulta che nei primi anni del Duemila la contrattazione “aperta” di secondo livello ha comportato un aumento annuo delle buste paga degli statali in media del 4-5%; in quelli successivi al 2006 ci si è attenuti al contratto nazionale, cercando di non andare oltre la parte tabellare, ma ciò non è servito a stare dentro i limiti della finanza pubblica facendo scattare il blocco. A cui è seguita, “l’assenza di crescita delle retribuzioni contrattuali”, con conseguenti “andamenti negativi delle retribuzioni di fatto” scese pure dell’1%.

“E qui sta il punto – spiega Marcello Pacifico, presidente Anief e segretario confederale Cisal – perché sommando il blocco dell’indennità di vacanza contrattuale, che ha portato ad una perdita pari al 9,5 per cento, con quello dei mancati aumenti rispetto al costo della vita, di portata anche leggermente superiore, oggi per rimettere in sesto i contatti dei lavoratori statali serve un incremento complessivo almeno del 20 per cento”.
“Tra i dipendenti più penalizzati – continua il sindacalista – figurano, in particolare, quelli della scuola: con circa un milione di dipendenti, questi lavoratori formano il comparto di gran lunga più grande della pubblica amministrazione, ma si possono avvalere degli stipendi medi più bassi. Basta dire che oggi un maestro d’infanzia ad inizio carriera percepisce poco più di 1.200 euro. È lì rimarrà per quasi un decennio”.

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Befana amara per i dipendenti della Pubblica Amministrazione