BCE verso l’addio al quantitative easing?

(Teleborsa) – Entra nel vivo la lunga settimana delle Banche Centrali. All’indomani della stretta sancita dalla Federal Reserve e alla vigilia di un altro importante meeting di politica monetaria (domani si riunirà il direttorio della Bank of Japan), è arrivato il turno della Banca Centrale Europea.
Oggi, 14 giugno, alle 13.45, l’Eurotower comunicherà da Riga, in Lettonia, la propria decisione in materia di tassi di interesse e quantitative easing. E come di consueto alle 14.30 il Presidente della BCE, Mario Draghi, illustrerà in conferenza stampa quanto disposto dal Consiglio direttivo e fornirà le previsioni aggiornate dei tecnici dell’Istituzione su crescita economica e inflazione nella Zona Euro.

Quello odierno è un incontro molto atteso dai mercati in quanto la BCE dovrebbe annunciare la propria strategia di uscita dall’attuale piano di acquisto di titoli, il cosiddetto quantitative easing.

Scontato, invece, il nulla di fatto in materia di tassi di interesse, che dovrebbero pertanto restare attorno allo zero per continuare a supportare l’economia e favorire il ritorno – e la permanenza – dell’inflazione attorno al target BCE del 2%.

A maggio i prezzi al consumo dell’Area euro si sono spinti all’1,9% sorprendendo gli analisti, che avevano prospettato un’accelerazione meno marcata dell’1,7%.
E dal momenti che anche la ripresa economica si è consolidata, la BCE potrebbe iniziare a ritirare il proprio supporto, partendo proprio dal QE.

Nello statement che ha accompagnato l’ultima decisione di politica monetaria era stata confermata la volontà di “effettuare gli acquisti netti di attività, all’attuale ritmo mensile di 30 miliardi di euro, sino alla fine di settembre 2018, o anche oltre se necessario, e in ogni caso finché il Consiglio direttivo non riscontrerà un aggiustamento durevole dell’evoluzione dei prezzi coerente con il proprio obiettivo di inflazione”.

Oggi l’Istituto centrale potrebbe modificare la comunicazione, anche negli ultimi mesi molti dati macroeconomici hanno sollevato dubbi sul vigore della ripresa. Questo potrebbe suggerire un supplemento di cautela nel calibrare la futura fase di conclusione degli acquisti netti di titoli: in particolare sul quanto durerà e quanti bond verranno ancora rilevati (salvo l’improbabile ipotesi, che lo stesso Draghi è sembrato escludere, di uno stop secco).

Va poi precisato che la BCE continuerà per molto tempo a acquistare bond per sostituire quelli dello stock già accumulato.

Non manca chi stima che il caso Italia, reduce da diverse settimane di tensioni e volatilità sui mercati finanziari, possa rappresentare un fattore di freno per Draghi e colleghi.
Una cosa è certa: il fatto che la BCE stia continuando a comprare titoli pubblici dell’Area euro al ritmo di 30 miliardi al mese ha certamente evitato i rendimenti dei BTP, così come lo Spread con il Bund tedesco, salissero ancora più su.

BCE verso l’addio al quantitative easing?