BCE, su i tassi di interesse nel 2021: acquisti PEPP a ritmi più elevati nel II trimestre

(Teleborsa) – Per la Banca Centrale Europea la situazione economica generale dovrebbe migliorare nel 2021 ma resta l’incertezza sulle prospettive economiche a breve termine, soprattutto in relazione dinamiche della pandemia di coronavirus (Covid-19) e alla velocità delle campagne di vaccinazione. Nel consueto bollettino economico, l’Istituto di Francoforte ha inoltre segnalato un aumento dell’inflazione negli ultimi mesi “principalmente a causa di alcuni fattori transitori e di un aumento dell’inflazione dei prezzi energetici”, mentre le pressioni sottostanti sui prezzi rimangono contenute nel contesto di domanda debole e del notevole rallentamento dei mercati del lavoro e dei prodotti.

La BCE ha quindi valutato come “essenziale” il mantenimento delle condizioni di finanziamento favorevoli durante il periodo della pandemia. Condizioni di finanziamento che però sono state messe a rischio dall’aumento dei tassi di interesse di mercato registrati dall’inizio dell’anno. “Le banche utilizzano tassi di interesse privi di rischio e rendimenti delle obbligazioni sovrane come riferimenti chiave per determinare le condizioni di credito – si legge nel documento – Se considerevoli e persistenti, gli aumenti di questi tassi di interesse di mercato, se lasciati incontrollati, potrebbero tradursi in un inasprimento prematuro delle condizioni di finanziamento per tutti i settori dell’economia”.

Una situazione “indesiderabile” visto che il mantenimento di condizioni di finanziamento favorevoli “resta ancora necessario per ridurre l’incertezza e rafforzare la fiducia, sostenendo in tal modo l’attività economica e salvaguardando la stabilità dei prezzi a medio termine”. Per queste ragioni il Consiglio direttivo ha annunciato che gli acquisti nell’ambito del programma di acquisto di emergenza in caso di pandemia (PEPP) nel prossimo trimestre saranno effettuati “a un ritmo significativamente più elevato rispetto ai primi mesi di questo periodo”.

Nel bollettino economico la BCE ha anche riscontrato che il rimbalzo dell’economia globale post recessione del 2020 indotta dalla crisi pandemica è stato più rapido di quanto previsto dagli economisti dell’Euro Tower lo scorso dicembre. Nel frattempo, però, “i venti contrari alla crescita si sono intensificati con il peggioramento della pandemia all’inizio dell’anno”, è stato sottolineato. La crescita del PIL globale (esclusa l’Eurozona) dovrebbe attestarsi intorno al 6,5% nel 2021, prima di decelerare a 3,9% nel 2022 e 3,7% nel 2023 (la contrazione stimata del PIL mondiale nel 2020 è stata del 2,4%). Positivo il giudizio sugli effetti dell’accordo commerciale Ue-Regno Unito, che insieme alla ripresa più forte prevista nelle economie avanzate, spiega le revisioni al rialzo della domanda estera dell’area Euro. La previsione della BCE è di un aumento dell’8,3% quest’anno e del 4,4% e del 3,2% rispettivamente nel 2022 e nel 2023, il che implica revisioni al rialzo di 1,7 punti percentuali nel 2021 e 0,3 punti percentuali nel 2022. Francoforte ha inoltre apprezzato lo stimolo fiscale pianificato dal presidente Usa Joe Biden: “le simulazioni del modello suggeriscono che aumenterà il livello del PIL reale negli Stati Uniti del 2-3% e porterà l’economia al di sopra del suo potenziale, sebbene l’impatto sull’inflazione sarà probabilmente moderato”.

Tornando in ambito Euro zona, dopo la forte ripresa della crescita nel terzo trimestre del 2020, la BCE segnala che il PIL reale dell’area è diminuito dello 0,7% nel quarto trimestre. “Considerando l’intero anno, si stima che il PIL reale si sia contratto del 6,6% nel 2020, con il livello di attività economica per il quarto trimestre dell’anno inferiore del 4,9% rispetto al livello pre-pandemia alla fine del 2019”, suggerendo agli economisti della Banca Centrale Europea di indicare come “probabile” un nuova contrazione del PIL reale nel primo trimestre di quest’anno. Quanto alle proiezioni annue, le stime fornite all’interno del documento indicano una crescita annua del PIL reale al 4% nel 2021, 4,1% nel 2022 e 2,1% nel 2023. “Rispetto alle proiezioni macroeconomiche del personale dell’Eurosistema di dicembre 2020, le prospettive per l’attività economica sono sostanzialmente invariate”, è stato evidenziato da Francoforte.

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