BCE sempre più sotto pressione. Focus su flessibilità

(Teleborsa) – Con i prezzi al consumo su base annua che hanno raggiunto il +7,5% a marzo, rispetto al 5,9% di febbraio e al 6,7% previsto dagli analisti, l’inflazione è ora a quasi quattro volte l’obiettivo della BCE. Per questo gli analisti guarderanno con attenzione al meeting odierno della banca centrale europea, in cui Francoforte dovrebbe confermare la fine del suo programma di acquisto di asset nel terzo trimestre e ribadire la sua volontà di aumentare i tassi in seguito. C’è chi si aspetta che il Consiglio Direttivo fornisca anche qualche indicazione sul ritmo dei prossimi mesi, perchè la BCE ha già specificato quale sarà la portata della riduzione del programma di acquisti di bond entro la fine del secondo trimestre, senza però fornire alcuna indicazione sulla possibile fine del programma entro il terzo trimestre, prerogativa per l’aumento dei tassi.

Considerando che l’inflazione continua a salire e a sorprendere al rialzo, le aspettative di inflazione hanno iniziato a crescere, il contesto internazionale è caratterizzato da un inasprimento delle politiche monetarie, il contesto economico e finanziario incerto si traduce in un ulteriore shock inflazionistico (in particolare sui prezzi dell’energia e dei generi alimentari). “sembra difficile per la BCE giustificare la sua politica monetaria molto accomodante“, ha detto Franck Dixmier, Global CIO Fixed Income of Allianz Global Investors. Nel meeting odierno “dovrebbe quindi annunciare – come ha fatto a gran voce la FED – un ritorno ai fondamenti del suo mandato, che è quello di garantire la stabilità dei prezzi”, “tanto più che la stabilità finanziaria – che viene spesso definita mandato secondario della BCE – non sembra essere a rischio in questa fase, dati i livelli degli spread e degli indici manifatturieri”.

Ci sono tre fattori che non si attenueranno questa settimana e che spingeranno la BCE a non prendere una decisione sulla fine del programma di acquisti di bond, secondo Sylvain Broyer, Chief Economist EMEA S&P Global Ratings. “Nello specifico si tratta di un notevole inasprimento delle condizioni di finanziamento dopo l’ultimo meeting, di dati economici che non riflettono ancora l’impatto della guerra in Ucraina sull’economia, e, infine, dei crescenti dubbi espressi dai membri del Consiglio Direttivo sulla possibilità che l’inflazione torni sotto il target del 2% entro il 2024, come stimato attualmente dallo staff della banca – ha spiegato – Le risposte che cerca il Consiglio Direttivo arriveranno durante il meeting di giugno, comprese le nuove previsioni sull’inflazione”.

Secondo Claudia Fontanive-Wyss, Portfolio Manager di Vontobel, la BCE deve essere “ferma nella sua volontà e capacità percepita di combattere l’inflazione. A nostro avviso, un aumento dei tassi di 50 o anche 75 punti base nella seconda metà dell’anno, una volta che l’APP sarà gradualmente eliminato nel terzo trimestre, è ragionevole. Questo riporterebbe i tassi a o anche sopra lo zero (Deposit Facility a -0,50%). Questo è già prezzato”. Inoltre, “accanto ai rialzi dei tassi, crediamo che l’APP potrebbe essere riavviato in una forma simile o sotto forma di un nuovo strumento (inedito) con l’obiettivo di impedire soprattutto agli spread dei titoli di stato periferici di allargarsi a livelli insostenibili”, ha aggiunto.