BCE sempre più “colomba” medita sul prolungamento degli stimoli

La Fed ha visto rafforzarsi la fazione delle cosiddette “colombe”, ovvero dei banchieri favorevoli al mantenimento di una politica monetaria accomodante. E’ emerso dai verbali dell’ultimo incontro del FOMC, pubblicati ieri, che hanno aperto all’eventualità di uno slittamento del rialzo dei tassi al 2016. 

La scelta di rinviare l’exit strategy ha a che fare con vari fattori, la crisi internazionale innescata dalla frenata dell’economia cinese, ed il connesso calo del greggio, che sta pesando sull’inflazione ed allontanandola dai target fissati dalle banche centrali attorno al 2%.

Lo stesso discorso vale per la BCE che, avendo iniziato “in ritardo” il suo Piano di quantitative easing, sta ora raccogliendo i frutti delle misure di stimolo approntate lo scorso mese di gennaio. Ma le dinamiche inflazionistiche preoccupano molto i banchieri centrali di Francoforte, dopo che l’inflazione è tornata negativa a settembre, cosicché si prospetta un rafforzamento del QE mediante un prolungamento temporale.

Le Minutes della BCE pubblicate ieri, infatti, hanno aperto alla possibilità di mantenere in piedi gli acquisti di asset anche oltre la scadenza naturale, fissata per ora a settembre 2016. Lo avevano preannunciato Mario Draghi, a più riprese, ed alcuni esponenti dell’Eurotower, ma i verbali dell’ultimo incontro di politica monetaria tenutosi lo scorso 3 settembre hanno formalizzato questa eventualità.  

“C’è stato un ampio accordo nel sottolineare che il programma di acquisto di titoli da 60 miliardi di euro al mese sarà pienamente rispettato fino al settembre del 2016, e oltre, se dovesse essere necessario”, si legge nelle Minutes. La BCE conferma poi la massima “flessibilità” del QE e che userà “tutti gli strumenti a disposizione” quanto a “dimensione” e “maturità” dei titoli acquistati.

Attualmente, le consistenze degli acquisti di asset condotti dal mese di marzo dall’Istituto di Francoforte ammontano a 346,3 miliardi di titoli di stato, 127,9 miliardi di Covered Bond e 13,1 miliardi da ABS. La parte da leone la fanno dunque i bond sovrani, in pancia alle banche europee.

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