BCE, Lagarde delude: meno falco, ma possibilista

(Teleborsa) – La BCE ieri ha confermato tassi di interesse invariati ed il possibile ritiro delle misure di QE entro il terzo trimestre, deoudendo un po’ i mercati, che attendevano un atteggiamento più falco. Di conseguenza l’euro è precipitato al minimo di due anni contro il dollaro USA, poiché i commenti della presidente Christine Lagarde hanno confermato che la BCE non ha fretta di aumentare i tassi di interesse, in contrasto con l’inasprimento della politica monetaria dalla Federal Reserve.

Sostanzialmente Lagarde ha affermato che non c’è una tempistica chiara per quando i tassi inizieranno a salire e potrebbe avvenire settimane o addirittura diversi mesi dopo la fine del piano QE. L’euro quindi si è deprezzato, scendendo fino a 1,075 USD, il livello più basso da aprile 2020.

Guardando ai giudizi degli analisti, Intermonte parla di una “riunione pressoché interlocutoria” da cui emerge “una sorta di presa di tempo e rinvio delle decisioni a giugno”. “La Lagarde ha dato ‘un colpo alla botte ed uno al cerchio’ enfatizzando sia il rischio al rialzo per l’inflazione sia quello al ribasso per la crescita, sottolineando come dall’ultimo lending survey condotto tra le banche dell’area sia emersa l’intenzione di applicare credit standard più restrittivi nei prossimi mesi”, commenta Antonio Cesarano, Chief Global Strategist di Intermonte.

Annalisa Piazza, Fixed-Income Research Analyst di MFS Investment Management, sottolinea che “il tono generale della riunione è in linea con il verbale della riunione di marzo che ha mostrato il consenso generale per un ritiro dell’accomodamento in corso, poiché i rischi di inflazione stanno aumentando e i funzionari della BCE sentono la pressione di agire prima piuttosto che dopo”. “Il tono della conferenza stampa è stato ben equilibrato – aggiunge – poiché i rischi sull’impatto della guerra in Ucraina sono aumentati e la BCE vuole avviare la normalizzazione senza creare shock inutili. Gli standard di prestito si sono inaspriti e continueranno a rafforzarsi nei prossimi mesi”. Per Lagarde, “intraprendere la strada dei rialzi anticipati dei tassi avrebbe un impatto eccessivo sull’economia reale” e quindi resta confermato un possibile aumento non prima del 4° trimestre 2022.

“Hawkish ieri, dovish oggi, domani? Chissà. Rispetto alle attese del mercato, la percezione è che la Lagarde sia stata al margine più dovish delle attese oggi, non accelerando la fine del QE”, commenta Pasquale Diana, Head of Macro Research di AcomeA SGR, confermando che “con ogni probabilità vedremo uno o due rialzi dei tassi già quest’anno, e qualcuno a seguire nel 2023. Il gap con i tassi Fed continuerà ad ampliarsi, viste le differenti condizioni macro”. “L’incognita più grande nei prossimi mesi a nostro giudizio è: quanta frammentazione (leggi: ampliamento degli spreads) è disposta a tollerare la BCE in questo processo di normalizzazione prima di intervenire con nuovi strumenti?”, conclude l’esperto.

Per Pietro Baffico, European Economist di abrdn, “i commenti della presidente Lagarde sono stati nel complesso meno falchi di quanto il mercato si aspettasse dopo l’impennata dell’inflazione a marzo” e “sebbene questo fosse già contemplato dalla riunione di marzo, indica ancora più chiaramente che la finestra per il rialzo dei tassi è ancora aperta per il quarto trimestre“. “Gli investitori che stavano già valutando più rialzi dei tassi di deposito nel corso dell’estate – sottolinea – hanno quindi dovuto rivedere le loro aspettative. Questo si è riflesso nella reazione del mercato, con il deprezzamento dell’euro contro il dollaro e il calo dei rendimenti delle obbligazioni della zona euro”.

“Come da attese la Bce ha lasciato i tassi invariati, ma la retorica continua a essere decisamente restrittiva, con la reiterazione della fine del QE nel terzo trimestre del 2022. Anche in Europa vediamo come la ‘forward guidance’ continui a mirare al controllo delle aspettative di inflazione rispetto a fornire rassicurazioni sul supporto alla crescita economica”, sostiene Michele Morra, Portfolio Manager di Moneyfarm, aggiungendo “non sappiamo quanto tale risolutezza possa protrarsi nel tempo, specialmente in un contesto di inflazione guidata dai prezzi delle materie prime più che dalla domanda aggregata e in cui la politica fiscale sarà chiamata a supportare famiglie e imprese”.