BCE, Draghi ricarica il bazooka: taglio tassi, ritorno del QE, ipotesi Tiering

La Banca Centrale Europea per adesso resta alla finestra ma apre la strada a nuovi stimoli

(TELEBORSA) – Giorni ormai contati per Mario Draghi alla Presidenza della Bce, pronto a cedere il testimone alla francese Christine Lagarde che a partire dal prossimo 1 novembre entrerà ufficialmente in carica.

Nel frattempo, la Banca Centrale Europea sceglie di restare alla finestra ma apre la strada a nuovi stimoli. Nella riunione dello scorso 25 luglio, infatti, il Consiglio direttivo ha deciso che i tassi di interesse sulle operazioni di rifinanziamento principali, sulle operazioni di rifinanziamento marginale e sui depositi presso la banca centrale rimarranno invariati (rispettivamente a zero, allo 0,25% e al -0,40), ma ha lanciato chiarissimi segnali su interventi possibili nel prossimo futuro.

La BCE ha ammesso anche che sono al vaglio varie misure di sostegno all’economia, indicandone tre in particolare:

  • un taglio dei tassi (cambio della forward guidance);
  • un “tiering” del tasso sui depositi;
  • un nuovo Piano di Quantitative Easing.

Sul quadro economico generale pesano ovviamente le tensioni commerciali Usa-Cina, ma anche l’incognita Brexit – con riferimento alla possibilità di uscita No Deal – e le tensioni in Medio Oriente.

Nella conferenza stampa di rito del Presidente Mario Draghi, la terzultima prima del termine del suo mandato, è stato spiegato come l’economia europea sia resiliente, ma il clima generale e le tensioni internazionali (protezionismo in testa) stiano pesando sull’economia europea e in particolare sulla manifattura, abbassando le prospettive di inflazione.

L’incertezza che continua ad aleggiare – ha aggiunto Draghi – si sta concretizzando in un rischio più forte, l’inflazione non raggiunge gli obiettivi, la convergenza è quella che sappiamo, ma non è nei tempi previsti”. Di qui, la necessità condivisa dall’intero Board della BCE di “agire” per assicurare il raggiungimento dell’obiettivo di inflazione.

“Siamo pronti ad adeguare tutti gli strumenti per assicurare che l’inflazione possa proseguire in modalità sostenuta”, ha assicurato il numero uno dell’Eurotower, ammettendo: “non tutti convergiamo su specifiche modalità da adottare, ma quello che conta è che tutti siamo decisi a portare avanti queste misure e tutti siamo pronti ad agire”.

Ipotesi “Tiering” – L’11 giugno 2014, la BCE ha introdotto un tasso di interesse negativo sui depositi presso la Banca Centrale (prima allo 0,1%, il tasso venne successivamente ridotto al -0,4%). L’intento era ovvio: scoraggiare le banche dell’Eurozona dal parcheggiare presso la Bce i loro depositi, spingendole piuttosto a usare le somme per effettuare investimenti o erogare prestiti.

Ciò significa che da allora le banche commerciali europee hanno dovuto pagare per depositare denaro presso la BCE, piuttosto che ricevere interessi sui propri saldi netti. Motivi per festeggiare? Pochi. Soltanto nel 2018, gli istituti hanno pagato un ammontare record di 7,5 miliardi di euro di interessi per i depositi che hanno deciso di parcheggiare presso la Bce. Oneri hanno avuto un impatto considerevole sulla redditività delle banche, pari a un calo degli utili del 4% nel corso del 2018.

Guardando ai 5 anni in totale, possiamo parlare a buon diritto del “parcheggio” più costoso della storia: 21,4 miliardi di euro. Qualcosa come 21 milioni di euro al giorno. A tanto ammonta il costo che le banche europee hanno pagato alla Banca Centrale Europea negli ultimi cinque anni – e continuano a pagare – per depositare la liquidità in eccesso presso gli sportelli di Francoforte.

Chi ha pagato maggiormente dazio in Europa? In particolare le banche con sede in Germania e Francia che, nel periodo 2016-2018, hanno pagato rispettivamente 5,7 e 4,1 miliardi di euro, con un impatto sugli utili compreso tra il -9,1% della Germania e il -4% della Francia.

Riassumendo, ad oggi le banche europee pagano lo 0,40% sulle riserve detenute presso la Banca centrale europea, che in circostanze “normali” erano invece remunerate.

Il modello giapponese e svizzero –  La Bce potrebbe – ipotesi ventilata da tempo ma sulla quale ancora non ci sono conferme – adottare un sistema diverso, simile a quello applicato dalla Nippon Ginko, dalla Banca nazionale svizzera, ma anche – in un sistema di tassi e strumenti più complesso – dalla Riksbank di Stoccolma e dalla Danmarks Nationalbank. I tassi negativi verrebbero applicati,  in quello che è stato definito un sistema tiered, a livelli, alla parte delle riserve che eccede una certa soglia, alleviando così gli oneri a carico dei conti economici.

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