Bankitalia, relazione densa d’attualità. Visco: “Destino dell’Italia è quello dell’Europa”

(Teleborsa) – “L’economia italiana si sta rafforzando, prosegue il recupero dell’occupazione, sono state eliminate fonti di rischio sistemico nel settore bancario”. Con questo preambolo, che  sintetizza tutto il suo discorso, il Governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, ha avviato la consueta relazione annuale presso la sede di Palazzo Koch.

“Il consolidamento dei risultati raggiunti il conseguimento di ulteriori progressi, la rimozione delle fragilità strutturali richiedono di procedere lungo il percorso di riforma già avviato”, ha proseguito..

 

“In breve, i grandi cambiamenti che stanno avvenendo, indotti dalla globalizzazione, dall’innovazione tecnologica e dalla demografia, necessitano di risposte adeguate e servono politiche pubbliche appropriate, che sappiano anche proteggere dai rischi”.

“In questo quadro l’Italia ha le sue carte da giocare”, ha detto il governatore.

“Veniamo – ha ricordato – da un quarto di secolo di arretramento economico, rispetto agli altri Paesi avanzati, culminato in una doppia recessione che ha fatto danni paragonabili a quelli di una guerra. Ma ne stiamo laboriosamente venendo fuori. Stiamo riuscendo a scalfire quel blocco strutturale che impedisce al dinamismo delle imprese di esprimersi e fondersi”. 

“Il momento è favorevole”, ha spiegato, aggiungendo “la struttura produttiva sta lentamente cambiando, l’occupazione è in crescita, gli investimenti sono tornati ad aumentare, i conti con l’estero sono drasticamente calate le nostre passività nette. Le banche stanno superando le gravi difficoiltà originate dall’economia reale”.

Altro punto fondamentale per il governatore è l’Europa. Visco ha sottolineato come il destino dell’Italia è quello dell’Europa. “Siamo parte – ha detto – di una grande area economica profondamente integrata, il cui sviluppo determina il nostro e allo stesso tempo ne dipende”. E guardando ai prossimi avvenimenti europei Visco ha ricordato che “è importante che la voce dell’Italia sia autorevole nei contesti dove si deciderà il futuro dell’Unione Europea”.

“Nei prossimi mesi – ha spiegato – saranno affrontate questioni di grande rilievo: la governance dell’Unione, il suo bilancio pluriennale, la revisione della regolamentazione finanziaria“.

Riguardo alle critiche mosse da più parti sull’attuale situazione europea, il governatore della Banca d’Italia ha detto che “bisogna rivedere gli strumenti esistenti e di crearne nuovi, comuni, per affrontare gli shock economici e finanziari in un contesto in cui quelli nazionali sono deboli o indisponibili”.

Di fronte alle preoccupazioni ed allo stallo dell’Europa, Visco ha ricordato che l’Unione Europea e l’Area dell’Euro non hanno un governo comune. Da qui la necessità di “compiere in futuro quei passi che oggi possono apparire impossibili”.

Quadro internazionale

L’economia mondiale è cresciuta lo scorso anno del 4% e la crescita si è diffusa in tutti i maggiori Paesi e dovrebbe rimanere robusta anche in futuro. Ma – ha detto Visco – non mancano i rischi: il protezionismo, con misure già introdotte e/o annunciate e le possibili ritorsioni, e l’altro livello del debito mondiale, privato o pubblico.

Nell’Area dell’Euro la crescita prosegue ad un ritmo apprezzabile, l’inflazione si sta avvicinando al 2%. “L’incertezza sull’andamento dei prezzi – ha detto Visco – induce a procedere con prudenza”.

Quanto alle preoccupazioni del venir meno del Quantitative Easing (QE), “la normalizzazione nell’area dell’Euro – ha spiegato – rifletterà il progressivo consolidamento dell’attività economica e delle prospettive dei prezzi. Questo legame renderà più facile assorbire futuri rialzi dei tassi“.

Economia Italiana

La crescita si è irrobustita portandosi all’1,5%, aiutata sia dalle politiche macroeconomiche, ma è in aumento anche la sua capacità di autosostenersi”, ha ricordato Visco, aggiungendo “c’è stato un rafforzamento dell’accumulazione di capitale, sono aumentati gli investimenti in beni strumentali, grazie alle agevolazioni fiscali, agli incentivi ed alle condizioni favorevoli, e grazie anche al miglioramento della fiducia delle imprese. Inoltre, la disoccupazione è scesa dal picco del poco meno del 13% nel 2014 all’11%”.

“Fondamentale per la crescita – ha spiegato il governatore – sono state le esportazioni, che sono sono aumentate del 5,4%, un tasso superiore a quello degli altri principali Paesi dell’Area dell’Euro, e questo nonostante il marcato apprezzamento del cambio, che vuol dire che le nostre imprese hanno recuperato capacità di competere“.

“Nel 2018 – ha detto Visco – ci sono stati segnali di rallentamento dell’attività manifatturiera, ma nell’opinione prevalente si tratta di un indebolimento temporaneo“. Per continuare sulla strada della crescita – ha detto il governatore – bisogna migliorare la fiducia delle famiglie, delle imprese e degli investitori. Ma “è cruciale che le condizioni sui mercati si mantengano favorevoli”.

“Pesano ancora sulla nostra economia – ha spiegato il governatore – inefficienze, ritardi delle amministrazioni pubbliche e della giustizia civile, inadeguatezze nella regolamentazione dell’entrata e dell’uscita delle imprese dal mercato, limiti alla concorrenza ed i fenomeni di illegalità, l’elevata tassazione dei fattori della produzione, l’insufficienza degli investimenti nell’innovazione, nella ricerca e nel capitale umano. “Migliorare queste condizioni sono necessari uno sforzo di lunga lena, tempi lunghi”, ha detto il governatore.

La bassa crescita italiana degli ultimi vent’anni è dovuta al ristagno della produttività, le nostre piccole aziende, più numerose che negli altri Paesi avanzati, sono meno produttive in Italia, non solo di quelle più grandi, ma anche delle imprese straniere della stessa dimensione. Però a questo proposito, “vi sono segnali di miglioramento”.

Il mercato del lavoro ha insistito è stato oggetto di profonde innovazioni, le riforme hanno fatto sì che le imprese abbiano aumentato le assunzioni di lavoratori a tempo indeterminato, resta però elevata la disoccupazione.

La lunga crisi ha accentuato il disagio sociale, è raddoppiata la povertà negli ultimi 10 anni, più alta nel Mezzogiorno e soprattutto tra le famiglie in cui sono presenti stranieri. E’ peggiorata la posizione dei giovani rispetto a quella degli anziani.

Nella relazione c’è anche un riferimento al cosiddetto reddito d’inclusione che consente di coprire il 40% delle famiglie in povertà assoluta e qui la messa in guardia del governatore nel procedere ad un suo rafforzamento o all’adozione di altri provvedimenti, che oltre ad evitare di scoraggiare la ricerca di un lavoro regolare, potrebbe avere effetti sui conti pubblici.

Altra nota negativa è la divaricazione tra Nord e Sud. “Con la ripresa dell’economia – ha detto Visco – l’azione pubblica può facilmente rimuovere i vincoli che frenano l’attività d’impresa e favorire il recupero dei ritardi del territorio nazionale”.

Debito pubblico

Il debito pubblico italiano è ad un valore molto elevato rispetto al passato, supera di oltre cinquanta punti quello medio del resto dell’Area dell’Euro ha ricordato Visco, sottolineando che “frena ed è la principale fonte di vulnerabilità per l’economia”.

“Scoraggia gli investimenti aumenta i costi di finanziamento, alimenta l’incertezza accresce il ricorso a forme di tassazione distorsiva, comprime i margini disponibili per politiche sociali che espone a crisi di fiducia”, ha aggiunto.

“Ridurre l’incidenza del debito è un’obiettivo irrinunciabile”, ha detto Visco, aggiungendo che “sarebbe rischioso fare passi indietro sulle riforme delle pensioni, che hanno risposto alla necessità di tener conto dell’allungamento della vita media per assicurare l’equilibrio del sistema ed hanno posto l’Italia in una posizione favorevole del confronto internazionale”.

Settore finanziario

“Il settore finanziario si è diversificato”. Anche in Italia il nostro mercato “è in evoluzione”. Oggi la leva finanziaria delle imprese è di dieci punti inferiore al picco del 50% registrato nel 2011. Delle oltre 250 società non finanziarie oggi presenti in Borsa, 80 sono state quotate tra il 2013 ed il 2017. Ciò nonostante, la capitalizzazione di Borsa delle nostre società non finanziarie è inferiore a quella delle altre principali economie (in Italia il 25% del PIL) e comunque dietro la Germania, la Francia, il Regno Unito e gli Stati Uniti.

“Mentre – ha spiegato il governatore – accedere alla finanza di mercato è soprattutto possibile per le imprese più grandi, per le imprese di più piccola dimensione il credito bancario rimane il canale principale di finanziamento”.

Le banche

“Il principale patrimonio sono le informazioni sulle imprese, per affrontare le sfide dello sviluppo della tecnologia e la concorrenza, la strada è quella del contenimento delle spese amministrative, del costo del personale e delle fonti di reddito”, ha sottolineato Visco. 

“Tra le sfide vi sono anche quella della correttezza nei confronti della clientela e del rispetto della legalità“. E qui la denuncia: “in più casi un’insufficiente attenzione ai profili di trasparenza ed una difformità fra i prodotti collocati e le esigenze finanziarie dei sottoscrittori, gravi di per sé, hanno amplificato gli effetti della crisi”.

“Comunque, nel 2017, le banche italiane hanno rafforzato il patrimonio, si è ridotta l’esposizione nei confronti del settore pubblico e l’ammontare dei crediti deteriorati. La redditività è migliorata, anche se rimangono problemi per le piccole banche”.

Visco ha concluso “è a tutti evidente la delicatezza e la straordinarietà del momento che stiamo vivendo”. “Se è auspicabile che siano definiti con chiarezza e lungimiranza gli obiettivi ed i progetti delle diverse forze politiche non sarebbe saggio ignorare le compatibilità finanziarie e questo non per l’Europa o per minacce speculative, ma perché le nostre azioni, i nostri programmi forniscono al mercato i segnali per l’allocazione delle risorse a livello nazionale globale”.

E poi il Governatore ha concluso, “le norme in cui operiamo, possono essere discusse, criticate, vanno migliorate, ma non possiamo prescindere dai vincoli costituzionali: la tutela del risparmio, l’equilibrio dei conti, il rispetto dei Trattati.

“Non dobbiamo disperdere il bene insostituibile della fiducia nella forza del nostro Paese, che al di là di meschine e squilibrate valutazioni è grande sia sul piano economico sia su quello civile“.

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