Bankitalia: non solo contante e paradisi fiscali, crimine usa valute virtuali

(Teleborsa) – Non solo il contante e l’utilizzo dei paradisi fiscali, la criminalità organizzata ora ricorre anche “alle valute virtuali” per “il reinserimento dei proventi illeciti nell’economia regolamentata”. Lo ha detto il direttore dell’Unità di informazione finanziaria (UIF) Claudio Clemente nel rapporto sul 2017 secondo cui le valute virtuali “si prestano anche a utilizzi illeciti o criminali, oltre ad esporre gli utenti a notevoli rischi di frode e perdite di valore”.

Clemente ha rilevato come “nel settore finanziario che appare in generale attento ai rischi, risultano maggiormente esposte alcune attività, quali il private banking, i servizi di trasferimento di fondi, di cambio valute e di moneta elettronica. Altri segmenti operativi vulnerabili sono quelli dei professionisti legali e contabili, delle attività immobiliari, del gioco”. 

La relazione UIF, evidenzia che, nel 2017, sono state complessivamente 93.820 le segnalazioni di operazioni sospette in contrazione rispetto all’anno precedente, dovuta “al naturale esaurirsi del flusso connesso alle operazioni di voluntary disclosure. Al netto di tale componente, le segnalazioni sono aumentate, facendo registrare il tasso di crescita più alto dell’ultimo triennio, pari al 9,7% contro il 5,7% e il 5,4% rilevati, rispettivamente, nel 2016 e nel 2015.

“Il primo semestre – afferma Clemente – con 50mila unità conferma la tendenza all’aumento”. 

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