Banche, Rossi (Bankitalia) mette a nudo il settore. Unione Bancaria? “Successo solo con cittadinanza europea”

(Teleborsa) – E’ il legame con l’economia e la scarsa redditività ad affliggere le banche italiane, ancora troppo legate al ciclo economico ed alla tendenza delle imprese a ricorrere a capitali a prestito e troppo poco redditizie anche a causa dei bassi tassi d’interesse. Quanto all’Unione bancaria, sarà un successo solo quando la cittadinanza delle banche sarà europea. 

Lo ha detto Salvatore Rossi, Direttore Generale della Banca d’Italia e Presidente dell’IVASS, alla chiusura dei lavori del XXXI Convegno di Studio “Adolfo Beria di Argentine” su “La banca nel nuovo ordinamento europeo: luci e ombre”.

Rossi ha ripercorso le radici della crisi finanziaria, spiegando che le “banche italiane, anche le più grandi, si sono specializzate nel credito retail alle imprese. Esse sono quindi più esposte alle intemperie cicliche”. Poi, ha sottolineato che il tessuto economico italiano è composto da “imprese poco capitalizzate, oltre che mediamente troppo piccole, ed un sistema bancario ipertrofico all’interno del sistema finanziario” (oggi le imprese italiane ricorrono al capitale di rischio solo per il 46% del passivo sotto la media europea del 53%).

Vi sono poi caratteristiche di fragilità delle banche italiane, che restano “troppo poco redditizie” ed assillate da “costi elevati”: il ROE delle banche italiane è pressoché nullo rispetto a poco meno del 2% della media UE, al 3% del Regno Unito ed al 9% degli USA, mentre sotto il profilo del costo, la produttività del lavoro espressa dal valore aggiunto per dipendente, è modesta e pari in media nell’ultimo quinquennio a 124 mila euro contro i 170 mila di un campione di grandi gruppi europei simili per modello di attività. 

Unione bancaria solo quando la banca sarà europea. “L’Unione bancaria ha senso se mercati e risparmiatori si convincono che le banche europee sono europee, prima che italiane o tedesche o francesi”, afferma il direttore di Bankitalia, sottolineando che ciò implica una “condivisione dei rischi” a livello pubblico e privato e che “se una banca va male dev’essere affare europeo, non del paese in cui quella banca ha la sede principale”.
Poi, il dirigente ha ricordato che le banche condividono con lo Stato il cosiddetto rischio sovrano e che in quel fattore di rischio “c’è ancora la possibilità di una rottura dell’euro” che “va azzerata ribadendo a ogni piè sospinto che l’euro sarà preservato, sempre e comunque”.

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