Banche, Messina: “Sistema è solido ma settore dovrà concentrarsi”

(Teleborsa) – “Non c’è dubbio che il settore bancario dovrà concentrarsi. Gli altri dovranno fare quello che ha fatto Intesa Sanpaolo nel corso di questi anni, cioè rafforzarsi attraverso concentrazioni progressive”. È quanto ha affermato il ceo di Intesa Sanpaolo, Carlo Messina, intervistato dal direttore de “La Stampa” Massimo Giannini, nell’ambito di “Alfabeto futuro” escludendo categoricamente, tuttavia, l’ipotesi di altre acquisizioni da parte di Intesa Sanpaolo.

“Io credo che oggi il sistema bancario sia in una posizione migliore rispetto al passato”, ha osservato Messina che, dopo Mps, le popolari e Carige, non vede all’orizzonte altre crisi bancarie, malgrado Mario Draghi abbia lanciato ammonimenti sui crediti deteriorati delle banche che sarebbero in crescita.

“Le sofferenze bancarie in questo momento non stanno crescendo, perché le banche hanno concesso moratorie e in più ci sono le garanzie pubbliche. Quindi è una fase nella quale questo non sta avvenendo. C’è un potenziale di rimbalzo dell’ammontare delle sofferenze, proprio derivante dal venir meno della moratorie e delle garanzie pubbliche, nel 2021″, ha chiarito Messina paventando l’ipotesi che le banche debbano ricorrere ad aumenti di capitale nel 2021.

Sul fronte del PIL Messina afferma che le chiusure delle attività che ci sono state a novembre “non sono tali da determinare una contrazione ulteriore nel 2021. Il venir meno della domanda dei consumi interni e di quella dei consumi internazionali – sottolinea il ceo di Intesa Sanpaolo – ha portato a una fortissima contrazione del PIL nei primi due trimestri di quest’anno. Ma devo dire che il forte rimbalzo che si è determinato nel terzo trimestre è una chiara evidenza che questo è un Paese che ha una potenzialità di recupero. Queste evidenze – ha aggiunto – le troviamo nei bilanci delle banche nei depositi bancari perché nel corso dell’ultimo anno i depositi bancari sono aumentati di circa 120 miliardi di euro e di questi 60 miliardi depositati da parte delle aziende e 60 miliardi da parte delle famiglie”. Un fatto che secondo Messina “è un indicatore di incertezza, ma anche di grande forza relativa, perché esiste comunque una forte liquidità che può tornare all’interno del circuito produttivo”. Nel confronto con gli altri Paesi in Europa Messina ritiene che “l’Italia non sia posizionata male”, più vicina “alla Germania, che ad altri paesi europei che hanno un minore debito pubblico”.

Preoccupa, tuttavia, il valore del debito che con la pandemia ha raggiunto un livello definito da Messina”impressionante”. “Raggiungeremo alla fine del 2020 un livello di debito che è pari al 160 per cento del PIL, un livello che, anche depurato della componente di debito pubblico sottoscritto da parte della Bce, che ha raggiunto quasi 600 miliardi di euro, arriva nell’intorno dei 125-130 per cento. E se anche noi immaginassimo che la crescita prospettica possa nel medio periodo essere superiore al 2%, il nostro Paese arriverebbe 135% di debito-Pil nel 2035″, ha ipotizzato Messina. Una situazione che per il ceo di Intesa Sanpaolo richiede di “impostare quelle manovre che ci consentano di far entrare il debito a livelli di sostenibilità”. Necessario, dunque, sottolinea Messina “investire le risorse, su tempi certi, non puntare su degli interventi a pioggia o anche all’interno di 6 /7 capitoli sparsi su tante piccole cose, e accelerare sugli investimenti. Se alle famiglie si garantisce un rendimento importante, si garantisce la possibilità, anche attraverso strumenti come i fondi pensione, che oggi hanno una fiscalità che prevede l’esenzione soltanto per fasce molto limitate di investimento, e si decidesse di sottoscrivere componenti di debito pubblico, – ha aggiunto – credo che il nostro Paese ne beneficerebbe in termini di sostenibilità del debito nel futuro”.

In tale scenario Messina ha definito il Recovery Fund “un’occasione unica he non possiamo permetterci di perdere. Se non riusciremo a fare investimenti in infrastrutture nel corso del 2021 – ha sottolineato – non ci sarà modo, attraverso investimenti sul digitale, sul green, di far partire il Pil nella fase in cui abbiamo più bisogno. Istituzioni come Intesa Sanpaolo possono contribuire con finanziamenti e prestiti, quindi il moltiplicatore sui 200 miliardi di euro è impressionante, perché 200 miliardi di euro di disponibilità pubblica possono attivare importi di disponibilità privata, in una banca come la nostra senza nessuna difficoltà a fronte di progetti o sostenibilità che rappresentino delle prospettive di ritorno”.

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