Banche, con pandemia aumentano clienti che preferiscono internet banking a filiali

(Teleborsa) – Tra i settori a cui la pandemia ha fatto compiere un balzo in avanti c’è quello dei servizi finanziari e dei pagamenti. Anche chi era meno abituato a fare operazioni o mandare denaro via smartphone o PC, è stato costretto ad imparare durante il primo lockdown. Ciò ha accelerato lo sviluppo dell’internet e mobile banking, rispettivamente la possibilità di controllare conti, risparmi e investimenti da portale della propria banca o da una app sullo smartphone.

Se nel 2019 il mercato dell’internet banking è stato valutato 11,43 miliardi di dollari, secondo le previsioni di Allied Market Research, nel 2027 raggiungerà 31,81 miliardi, con una crescita del 178%. Da un sondaggio del World Retail Banking Report 2020 fatto al termine della primavera 2020, quando tutto il mondo si era improvvisamente ritrovato a lavorare da casa, è emerso che il 57% dei consumatori intervistati preferisce l’internet banking alle filiali fisiche, in aumento rispetto al 49% registrato prima della pandemia, mentre il 55% predilige l’utilizzo delle app di mobile banking, rispetto al 47% riportato in precedenza.

L’accelerazione della digitalizzazione del settore bancario riguarda anche l’Italia. Secondi solo ai cittadini di Singapore, gli italiani (con il 51% degli intervistati) sono i consumatori che più hanno intensificato il proprio rapporto con la banca di riferimento sul canale online durante il primo lockdown, mentre il 54% (dopo Singapore e Hong Kong) ha aumentato l’uso del mobile, secondo uno studio del Boston Consulting Group.

“Nel contesto attuale, gran parte delle istituzioni finanziarie stanno sostenendo l’evoluzione verso il digitale, con Customer Journey ibride che privilegiano l’operatività digitale rispetto a quella fisica e quindi con prodotti e servizi on-demand e real time”, ha spiegato Federico Rajola, direttore del CeTIF, Centro di Ricerca su Tecnologie, Innovazioni e Servizi Finanziari, dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano.

Secondo Anna Omarini, docente in fintech for banking and financial transformation all’Università Bocconi di Milano, per quanto riguarda i contenuti dell’offerta di servizi bancari, “ci sarà sempre più un banking inserito nella quotidianità e nelle abitudini dei clienti, e un banking che si sta già innovando nell’area del financial advisor, ricercando un equilibrio tra uno human-touch, laddove la relazione si svolgerà a distanza, e un contenuto tecnologico laddove in filiale o in un advisory office, la relazione sarà “in presenza”.

“Ancor prima dell’esplosione dell’internet banking le banche hanno avuto la necessità operativa di gestire e integrare grandi quantitativi di dati, per esempio dalle filiali alle sedi centrali o anche verso istituti di controllo e governance come Banca d’Italia – spiega Luca Musso, CTO di Primeur, multinazionale specializzata nella Data Integration – Il nostro ultimo software, Primeur Data One nasce proprio per questo ed è stato pensato e progettato come una piattaforma di integrazione dati ibrida capace di lavorare con i sistemi esistenti, mediando le transizioni di dati”.

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