Banche centrali: Svizzera dice addio ai tassi negativi. Stretta anche in Norvegia

(Teleborsa) – Banche centrali mondiali ancora in focus e alle prese con una forte inflazione. Dopo la Federal Reserve, la vigilia, ed il maxi-incremento da 100 punti base realizzato martedì a sorpresa dalla Banca centrale svedese, la Banca centrale della Norvegia ha deciso oggi per un rialzo dei tassi di interesse.
Il costo del denaro sulla corona è stato ritoccato di 0,5 punti percentuali (50 punti base), portandolo al 2,25%. Il comitato ha preso la decisione all’unanimità ed ha avvertito che sulla base delle prospettive attuali e del bilancio dei rischi “è molto probabile” che si proceda ad un ulteriore aumento a novembre.

Addio ai tassi negativi in Svizzera. Stretta anche da parte della Banca centrale della Svizzera che ha aumentato i tassi di interesse sul franco di 75 punti base, dal -0,25% ora a un livello positivo per lo 0,50%.
“Non è da escludere che si rendano necessari ulteriori rialzi del tasso di interesse” – ha detto la banca nazionale svizzera nel comunicato – per garantire la stabilità dei prezzi a medio termine. Al fine di assicurare condizioni monetarie adeguate, la Banca nazionale afferma anche la sua disponibilità ad agire all’occorrenza sul mercato dei cambi”.
Ieri la Federal Reserve ha nuovamente alzato i tassi di 75 punti base, si tratta del terzo aumento di questa portata e del quinto rialzo dall’avvio del ciclo restrittivo. La banca centrale americana ha fatto sapere che andrà avanti con una politica aggressiva e con i tassi che raggiungeranno il 4,4% (valore mediano) a fine 2022, mentre a giugno era previsto un rialzo al 3,4%.

Dal canto suo, la Banca centrale del Giappone ha, invece, confermato una politica monetaria ultra espansiva: i tassi a breve termine sullo yen restano al -0,1% mentre proseguiranno operazioni di acquisti di titoli pubblici.

Nel frattempo, continua il pressing sulla BCE, da parte del falco, Isabel Schnabel che insiste sulla determinazione a continuare ad alzare il costo del denaro In Europa confermando il focus sul target del 2% anche in presenza di un’economia stagnante.