Banche, BCE: ci sono segnali di indebolimento della qualità del credito

(Teleborsa) – Dal punto di vista del settore bancario, la crisi da coronavirus è stata profondamente diversa da quella del 2007-2008: l’anno scorso le banche hanno contribuito ad attutire l’impatto economico della pandemia anziché esacerbarlo. Inoltre, sebbene le valutazioni delle banche siano state duramente colpite nella fase iniziale della crisi, il sentiment del mercato è diventato più positivo dalla fine del 2020. Nonostante ciò, l’immediato futuro non è privo di insidie per il settore, ha affermato il vicepresidente della Banca Centrale Europea Luis de Guindos durante un panel dell’Euro Finance Summit.

“La ripresa potrebbe rivelarsi accidentata e gli accantonamenti bancari potrebbero rivelarsi non sufficientemente prudenti – ha spiegato – Ciò potrebbe rischiare di creare una catena di eventi negativi, attraverso l’aumento delle insolvenze, un maggiore deterioramento della qualità degli attivi, un flusso limitato di credito all’economia reale e cicli viziosi destabilizzanti tra banche, governi e imprese”. Secondo l’economista “ci sono già alcuni primi segnali di indebolimento della qualità del credito: ad esempio la quota di prestiti segnalati come soggetti a un rischio di credito elevato è aumentata in modo significativo e la qualità degli attivi potrebbe deteriorarsi una volta che le misure di sostegno saranno gradualmente eliminate”. Il deterioramento è più visibile nei settori più colpiti dalla pandemia, come i servizi, mentre i problemi di performance dei prestiti sono meno diffusi nel manifatturiero.

Il vicepresidente della BCE ha anche cercato di contestualizzare l’ottima performance delle banche nel primo trimestre del 2021. “Un fattore chiave per l’aumento degli utili netti è stato il calo degli accantonamenti per perdite su crediti, in considerazione delle migliori prospettive economiche – ha evidenziato – In secondo luogo, gli utili migliori del previsto sono anche in parte dovuti al forte reddito da trading, che è volatile e dipende dalle condizioni di mercato, mentre il margine di interesse è rimasto sotto pressione“.

Nonostante l’outlook per il sistema bancario resti positivo, le prospettive per un aumento della redditività rimangono modeste. “Gli analisti prevedono che il ritorno sul capitale delle banche dell’area euro si riprenderà solo gradualmente, raggiungendo il 6% entro il 2022 – ha detto de Guindos – In media, questo sarebbe comunque inferiore al costo del capitale. Inoltre, si prevede che la redditività delle banche nell’area euro sia nettamente inferiore a quella delle grandi banche statunitensi, il cui rendimento del capitale proprio dovrebbe attualmente raggiungere circa il 12% entro il 2022″. L’economista spagnolo pensa che le banche debbano accelerare la loro trasformazione digitale e continuare il loro consolidamento tramite fusioni e acquisizioni: ciò aiuterà ad affrontare i problemi strutturali, sbloccando economie di scala e diversificando i ricavi.

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