Banche, Bain & Company: ondata NPL gestibile con interventi strutturali

(Teleborsa) – Il flusso di NPL in tutta Europa – tra la fine del 2021 e il 2022, cioè nel momento in cui i governi nazionali sospenderanno le misure eccezionali sui prestiti – potrebbe toccare una cifra compresa tra 0,9 e 1,2 trilioni di euro. È la previsione di Bain & Company, che in un nuovo report delinea gli interventi che consentiranno alle banche europee di non soccombere davanti all’aumento dei crediti deteriorati, ma anche di affrontare problemi strutturali di lungo corso.

Secondo la società di consulenza strategica, le banche dovranno identificare gli asset del loro portafoglio prestiti maggiormente sottoposti a stress, raggrupparli in cluster e immaginare un programma su misura per affrontare ciascun cluster. “Oltre a questo tema abbastanza urgente, le banche europee devono fare i conti con altre preoccupazioni, avendo sofferto per anni di un basso rendimento del capitale, con il ROE in calo ulteriormente nel 2020 e il cost-income ratio rimasto bloccato in media a circa il 66%”, sottolinea Giulio Naso, partner di Bain & Company e co-autore del report.

Per gestire queste preoccupazioni strutturali, il report suggerisce che le banche valutino onestamente la velocità del loro progresso digitale e accelerino gli investimenti nelle aree che contano di più per i clienti e per la redditività dell’istituto, consapevoli che i clienti acquistano sempre più prodotti finanziari dalle fintech e dalle grandi aziende tech. In secondo luogo, bisogna controllare i costi in modo sostenibile. Un esempio, dato il sempre più diffuso lo smart working, è il ripensamento dell’uso dei beni immobili, eliminando gli spazi non funzionali e ottimizzando quelli necessari.

Fondamentale anche trovare nuove strade per la redditività – con Bain & Company che sostiene che “molti manager del settore sono rimasti interdetti di fronte alla riduzione dei profitti” – e trasformare la sostenibilità in una proposta commerciale. In questo senso, i prodotti e la consulenza relativi a questioni come la decarbonizzazione e il rischio climatico potrebbero portare a una riconfigurazione dei processi interni sulla gestione del rischio, la catena di fornitura e i beni immobiliari.

Infine, viene visto come inevitabile un maggiore consolidamento del settore. “Dal 2019, i primi tre player di ogni mercato nazionale hanno meno del 50% dei depositi del proprio mercato – osserva il report – Il ritmo delle operazioni di M&A è destinato a salire, dato che gli asset sono relativamente a buon mercato in questo momento. I deal nazionali che coinvolgono le banche più piccole potrebbero essere la risposta alle pressioni sui costi ed alle richieste normative. I deal opportunistici transfrontalieri emergeranno sulla scia della spinta delle autorità di regolamentazione che chiedono istituti più grandi e più sani”.

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