Banca d’Italia, prestiti: richiesta moratoria da 350mila famiglie, “cruciale” ridefinire le scadenze

(Teleborsa) – La Banca d’Italia ha calcolato che a fine 2020 risultano essere 350mila le famiglie italiane che hanno chiesto una moratoria sui prestiti per l’emergenza Covid, che rappresentano l’1,5% del totale e il 12% di quelle indebitate, suggerendo una ridefinizione delle scadenze di tali moratorie oltre quando previsto attualmente. Secondo quanto calcolato dal rapporto, per circa il 20% del debito sospeso il periodo di moratoria sarebbe scaduto nel 2020, per oltre il 60 scadrebbe al più tardi entro la prossima primavera e per la parte rimanente entro la fine del 2021.

“Al termine del periodo di sospensione – spiegano gli economisti di Via Nazionale in uno studio sull’impatto delle moratorie sui mutui sulla vulnerabilità finanziaria delle famiglie – una quota di nuclei familiari che hanno beneficiato della misura potrebbe avere difficoltà a riprendere il regolare pagamento delle rate, poiché la loro capacità di sostenere gli oneri del debito dipenderà dalle condizioni generali dell’economia e dal recupero del reddito individuale”. Per tali ragioni ritengono “cruciale definire il termine delle moratorie e distribuirne gli effetti nel tempo”.

Le richieste di sospensione delle rate – elevate soprattutto nei primi mesi della pandemia – sono arrivate infatti soprattutto da individui che dichiarano di aver subito un forte calo del reddito familiare, che risiedono nel Nord-Ovest o che operano nell’industria, nei servizi o nei settori del commercio e della ristorazione. “In presenza di un’estensione della durata delle moratorie di dodici mesi rispetto alla scadenza originaria, nel 2021 la quota di famiglie finanziariamente vulnerabili e il loro peso sul debito si ridurrebbero”, si sottolinea nel documento.

Gli economisti della Banca Centrale italiana hanno infatti stimato che alla fine del 2020 e del 2021 la quota di famiglie finanziariamente vulnerabili sia pari a circa l’1,9% del totale (mezzo milione di nuclei), con una quota del debito intorno al 10%: “in assenza delle moratorie, nello scenario di base, sia la quota di famiglie finanziariamente vulnerabili sia la quota del loro debito sarebbe stata più elevata di oltre un decimo nel 2020, un po’ meno nel 2021”.

Le autorità si trovano quindi ad affrontare un “complicato trade-off” in un contesto economico debole e con elevata incertezza: “se da un lato un prolungamento del periodo di sospensione delle rate potrebbe generare fenomeni di azzardo morale e problemi per le banche connessi ai flussi di pagamento, dall’altro lato la mancata estensione potrebbe generare difficoltà di rimborso da parte delle famiglie con un conseguente incremento dei crediti deteriorati nei bilanci bancari”.

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