Banca d’Italia, nel 2019 chiuse sofferenze per 34 miliardi di euro

(Teleborsa) – Nel 2019 sono state chiuse – cioè eliminate dai bilanci – sofferenze per circa 34 miliardi. A rilevarlo è la Banca d’Italia nel suo rapporto “Note di stabilità finanziaria e vigilanza“. L’ammontare, spiega la Banca centrale italiana, è in calo rispetto a quello registrato negli anni precedenti (78 nel 2018, 43 nel 2017), ma il rapporto tra le sofferenze chiuse e quelle in essere alla fine dell’anno precedente è stato di poco inferiore al valore medio registrato nei due anni precedenti (35% contro il 36%).

Quasi tutte le principali transazioni sono state concluse facendo ricorso alle GACS, precisa il rapporto, a cui corrisponde un ammontare di sofferenze cedute pari a 13,1 miliardi.

La riduzione delle sofferenze chiuse ha interessato sia quelle cedute sul mercato, sia quelle chiuse in via ordinaria, si legge nell’analisi. il loro controvalore si è comunque confermato quasi tre volte superiore a quello dei nuovi ingressi in sofferenza (12 miliardi). Il minore ammontare di posizioni chiuse riflette la contrazione delle sofferenze in essere nei bilanci delle banche (dal 2016 al 2018 le sofferenze sono passate da 192 a 98 miliardi), nonché la riduzione della loro anzianità media e quindi dell’ammontare di posizioni più vicine alla chiusura in via ordinaria. Secondo quanto rilevato dalla Banca d’Italia, il mercato secondario per i crediti diversi dalle sofferenze (inadempienze probabili) ha continuato a crescere: l’ammontare dei crediti ceduti sul mercato è stato pari a 8,5 miliardi (4,3 miliardi nel 2018).

Per quel che riguarda il 2020, invece, nonostante lo scoppio della pandemia abbia frenato il mercato per alcuni mesi, l’ammontare complessivo dei crediti deteriorati ceduti, stimato in circa 30 miliardi, sarà superiore rispetto agli obiettivi fissati ad inizio anno, beneficiando sia di operazioni di carattere straordinario – come quella realizzata da Monte dei Paschi di Siena – sia dell’incentivo introdotto dal DL Cura Italia che, a fronte di cessioni di crediti deteriorati, consente di convertire parte delle DTA ammissibili in crediti di imposta.

Rispetto al 2018 sono diminuiti sia i tassi di recupero delle posizioni in sofferenza cedute (dal 30% al 28%), sia quelli delle sofferenze chiuse mediante procedure ordinarie (dal 46% al 44%). Per entrambe le tipologie di chiusura la riduzione è riconducibile a un numero limitato di operazioni di importo significativo e ad alcuni intermediari, escludendo i quali i tassi di recupero sarebbero in linea con il 2018. Il tasso di recupero complessivo è sceso al 31% (33% nel 2018), mentre il differenziale nei recuperi tra cessioni e procedure ordinarie si mantiene elevato, pari a circa 16 punti percentuali.

Il tasso medio di recupero sulle sofferenze assistite da garanzie reali è stato pari al 35%, risultando in diminuzione sia sulle posizioni oggetto di cessione (dal 36% al 32%), sia su quelle chiuse mediante procedure ordinarie (dal 52% al 48%). Per le posizioni non assistite da garanzie reali il tasso medio di recupero è risultato pari al 21%: anche in questo caso, spiega via Nazionale, la diminuzione si è avuta sia sulle sofferenze cedute (dal 19% al 16%) sia, seppure in misura minore, su quelle oggetto di procedure di recupero ordinarie (dal 36% al 35%).

Per quel che riguarda, infine, il prezzo delle sofferenze cedute nel 2019 (ricavato sulla base della rilevazione annuale condotta a partire dal 2016 su un campione molto ampio di operazioni), questo è stato pari al 23% dell’esposizione lorda di bilancio al momento della cessione, sostanzialmente invariato rispetto al 2018, a fronte peraltro di una lieve riduzione dell’anzianità media (da 5,5 a 4,6 anni) delle posizioni cedute. Il prezzo è stato pari al 31% (34% nel 2018) per le sofferenze assistite da garanzie reali e al 12% (10% nel 2018) per le altre. I prezzi di cessione dei crediti deteriorati diversi dalle sofferenze sono notevolmente aumentati nel 2019 sia per le posizioni assistite da garanzia reale (al 58%, dal 49% del 2018), sia per le altre posizioni (al 44%, dal 35% del 2018).

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