Banca d’Italia: aumento spread non giustificato dai fondamentali, crescita per il 2022 a +3,2%

(Teleborsa) – Nonostante il peggioramento delle prospettive di crescita, “il brusco aumento dei rendimenti e del differenziale osservato in Italia non appare giustificato dalle condizioni macroeconomiche di fondo”. È quanto si legge nell’ultimo bollettino economico della Banca d’Italia che rileva come il rapporto fra debito e PIL sia previsto in discesa e la vita media residua del debito sia elevata (vicina agli otto anni) e attenuerà, diluendolo nel tempo, l’impatto della salita dei tassi sulla spesa per interessi.

“Anche i repentini cambiamenti di alcuni indicatori di rischio, quali il premio per il rischio di ridenominazione e l’attività sui mercati dei derivati a copertura di rischi diversi da quelli originati dal mercato sovrano italiano, sembrano contribuire alla percezione di un disallineamento – ha aggiunto via Nazionale – tra le valutazioni di mercato e i fondamentali economici”.

La Banca d’Italia ha rivisto al rialzo la previsione di quest’anno del PIL a +3,2%, prevalentemente a riflesso della crescita già acquisita, mentre ha rivisto al ribasso la stima di crescita 2023 a +1,3% e ha limato quella sul 2024 a +1,7%. I dati riguardano lo “scenario di base” in cui si assume che il conflitto si protragga per tutto il 2022, senza tuttavia condurre a una totale interruzione delle forniture energetiche dalla Russia. Secondo Bankitalia, un sostegno considerevole all’attività economica proverrebbe dalla politica di bilancio e dagli interventi delineati nel PNRR.

L’occupazione si espanderebbe lungo l’intero orizzonte previsivo, seppure a un ritmo inferiore rispetto al prodotto. Intanto secondo le stime di Via Nazionale, la crescita “appena positiva nei primi tre mesi dell’anno, si è rafforzata nella primavera, sostenuta dall’apporto di tutti i principali comparti”. Vi avrebbero contribuito soprattutto i servizi grazie alla ripresa dei settori, quali turismo e trasporti, più colpiti dalla recrudescenza della pandemia all’inizio dell’anno. Le costruzioni hanno continuato a beneficiare delle misure fiscali favorevoli. La produzione manifatturiera sarebbe tornata ad aumentare nella media del secondo trimestre; gli indicatori ad alta frequenza segnalano, tuttavia, una riduzione congiunturale dell’attività industriale in giugno.

Bankitalia ha infine riportato che circa tre quarti delle imprese manifatturiere riportano difficoltà di approvvigionamento di materie prime e input intermedi e quasi due terzi sono ostacolate nella propria attività dai rincari energetici.