Banca Carige, atto finale. Si riunisce il Fondo Interbancario

(Teleborsa) – Ultime due settimane decisive per Banca Carige: il piano di salvataggio con CCB (Cassa Centrale Banca) nel ruolo di partner industriale dovrebbe essere definito entro il 25 luglio, termine ultimo concesso dalla BCE per individuare una soluzione per il rilancio della banca genovese. “Non sappiamo ancora le dimensioni esatte dell’aumento di capitale, lo stiamo definendo”, aveva dichiarato venerdì scorso (12 luglio 2019) Salvatore Maccarone, Presidente del FITD (Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi), a margine dell’Assemblea dell’ABI (Associazione Bancaria Italiana). Intanto oggi (15 luglio 2019) si riunisce il Fondo Interbancario per decidere la data dell’assemblea dello Schema Volontario chiamato a convertire il bond da 318 milioni in capitale.

Nel frattempo l’istituto ligure ha emesso una nota per smentire alcune ricostruzioni giornalistiche. In relazione ad un articolo di stampa pubblicato ieri (14 luglio 2019) su un primario quotidiano nazionale, Carige, nel contestare la ricostruzione parziale, lacunosa e
fuorviante, precisa quanto segue:

– La definizione di “buco” è del tutto pretestuosa e gravemente fuorviante e dannosa in quanto si tratta di clausole inserite all’interno di contratti avviati nelle precedenti gestioni precommissariali e approvati dagli organi amministrativi della Banca.

– La possibilità di esercitare il diritto di recesso da contratti che Carige ha stipulato con provider esterni è una facoltà esclusivamente spettante a Carige e non, come affermato nell’articolo, un effetto che Carige subirebbe in modo automatico per decisione delle
controparti.

– Alcuni contratti citati nell’articolo sono già in avanzata fase di rinegoziazione per volere dei Commissari. Ciò rende non attuale il contenuto dell’articolo.

– L’articolo non considera l’effetto reinternalizzazione di tali contratti: se Carige dovesse decidere di esercitare il diritto di recesso per “uscire” da questi contratti si riapproprierebbe, parallelamente, dei relativi ricavi. Detti ricavi progressivamente andrebbero a compensare il costo derivante dal recesso.

– Infine, tutti i contratti citati nell’articolo sono stati esaminati e valutati nell’ambito delle due diligence effettuate dai vari soggetti che hanno mostrato interesse nei confronti dell’Istituto, inclusi quelli che stanno ancora esaminando il dossier nell’ambito dell’operazione di
business combination in corso.

Alla luce di quanto esposto i Commissari di Carige hanno dato ai propri legali mandato per valutare una azione legale nei confronti del quotidiano e dell’autore dell’articolo per tutelare la reputazione della banca, dei suoi clienti e dei suoi azionisti.

Infine, si segnala che l’aumento del fabbisogno patrimoniale rispetto a quello stimato a fine 2018 e a inizio del 2019 non è dovuto a circostanze sopravvenute non note allora ma è attribuibile in larga parte all’aggiornamento degli obiettivi di derisking (target NPE ratio dal 22% originario a un obiettivo fra 0 e 5%) e di Total Capital ratio (al 15,3% al 2020 contro l’originario 13,75%) e ad altre componenti già illustrate al mercato a febbraio 2019.

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