Autostrade, Fondo TCI torna in campo: “Offerta CDP non equa”

(Teleborsa) – Torna in campo il Fondo inglese TCI, socio di Atlantia con una quota vicina al 10%, criticando le ultime mosse di CDP e dei dondi partner Blackstone e Macquarie, che avrebbero valutato Autostrade 8,5-9,5 miliardi di euro e chiesto una ulteriore proroga per l’offerta vincolante a fine febbraio. Una valutazione che il Fondo britannico ritiene “non equa” poiché l’asset vale almeno 11-12 miliardi.

A parlare, in una intervista con Il Sole 24 Ore è Jonathan Amouyal, partner di TCI, che accusa il governo di “violazione dei principi dell’UE”, auspicando una vendita “trasparente” guidata da “intermediari finanziari affidabili ed esperti”.

Parlando della valorizzazione di ASPI, Amouyal ha affermato che la “proposta informale” avanzata da CDP “continua a sottovalutare la partecipazione di Atlantia in Autostrade” e ricorda che, nel 2017, la holding “ha venduto una partecipazione del 12% in ASPI a un gruppo di investitori internazionali per una valorizzazione complessiva di 15 miliardi di euro”. L’asset potrebbe valere “tranquillamente” 11-12 miliardi, ma “la minaccia di revoca senza il pagamento del risarcimento dovuto, come previsto dal quadro normativo, ha dissuaso molti potenziali acquirenti dal partecipare al processo di cessione dell’asset”.

Sul Ponte di Genova il gestore inglese non si esprime – “Lasci che la giustizia termini le proprie indagini” – e critica invece “l’insistenza del governo italiano affinché CDP faccia parte del processo di cessione” e “l’introduzione di modifiche unilaterali” al contratto con il Decreto Milleproroghe. “L’Italia sta violando diversi principi dell’Unione: la libera circolazione dei capitali così come il rispetto delle regole di mercato”, sottolinea il gestore a proposito della lettera inviata da Bruxelles al governo, aggiungendo che gli investitori internazionali “sono molto preoccupati per l’intervento del governo” e per “il conflitto di interessi” che vede contemporaneamente lo Stato quale “regista” e “acquirente” tramite CDP. “Gli investitori vogliono vedere rispettato lo Stato di diritto”.

“Per noi la strada migliore è quella che garantisce la massimizzazione del valore per gli investitori” – ribadisce Amouyal – ed una vendita “trasparente” guidata da “intermediari finanziari affidabili ed esperti”.

A proposito del futuro di Atlantia e ASPI, il gestore inglese auspica che “la disputa tra il governo italiano e Atlantia finisca” e che “Atlantia torni ad essere un investimento normale” per proseguire il suo piano di sviluppo internazionale.

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