Autostrade, ferrovie ed infrastrutture: la partita persa dal Sud Italia

Lombardia e Veneto chiedono di subentrare allo Stato nell'amministrazione e nella legislazione delle infrastrutture: i Ministeri non hanno accolto la richiesta

Infrastrutture nelle mani del Nord Italia: è questo lo scenario possibile che potrebbe presto diventare realtà.

La bozza di intesa con il Governo contiene al suo interno una lista infinita di ferrovie, ponti, autostrade (e non solo) e sulle quali le regioni Veneto e Lombardia vorrebbero avere il controllo. Sul tavolo ci si gioca quindi le carte delle infrastrutture nazionali e dove le due regioni sopra indicate, chiedono esplicitamente di entrare in possesso di tutte le competenze in ordine per quanto riguarda la “determinazione della quota regionale dei fondi nazionali finalizzati allo sviluppo infrastrutturale del Paese”.

Lo scenario profilato è questo: a più beni strumentali e funzioni che verranno trasferite a queste regioni corrispondono maggiori introiti legati all’Irpef e che resteranno nelle casse del Nord Italia. Di conseguenza, le competenze che resteranno a Roma saranno minori, in quanto i Ministeri dovranno essere in un certo senso ridimensionati, in vista delle ridotte funzioni che svolgerebbero.

Una situazione che però non è andata giù a Ministeri come quello dell’Economia. Proprio i capitoli delle bozze relativi alle infrastrutture e indicati tra le richieste delle regioni, non sono stati accolti dagli stessi Ministeri.

Cosa chiede la regione Lombardia

Autostrade, ferrovie, trasporto pubblico, aeroporti: la Lombardia non si è risparmiata e vorrebbe avere la competenza amministrativa e le funzioni di programmazione su 25 tratte ferroviarie tra cui la Pavia-Mortara, la Lecco-Bergamo e la Bergamo-Brescia. In questo caso, il Ministero delle Infrastrutture perderebbe gran parte dei compiti che svolge attualmente.

Una richiesta simile è stata fatta anche per quanto riguarda le tratte autostradali e per le quali la Lombardia chiede l’acquisizione al proprio demanio non solo di quelle che fanno parte della rete nazionale, ma anche di quelle “già realizzate o in fase di realizzazione”. A conti fatti, 27 chilometri della Torino-Milano, 53 chilometri della A7 Milano-Serravalle, 55 chilometri della A1 (e l’elenco potrebbe andare avanti) passerebbero nelle mani della regione che avrebbe competenza amministrativa e legislativa. Senza contare che potrebbe definire le tariffe dei pedaggi portando in cassa il ricavato.

Stessa cosa per gli aeroporti: la Lombardia e il Veneto vorrebbero subentrare al posto dello Stato come concedenti. Non si salva neppure il trasporto pubblico. In questo contesto le due regioni chiedono di modificare i fondi del trasporto che sarebbero regolati in base alle loro richieste.

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