Auto, Anfia: a febbraio immatricolazioni -8,6% su anno

(Teleborsa) – Nel mese di febbraio sono state immatricolate 163.191 autovetture, l‘8,6% in meno di febbraio 2019. Lo rilevano le elaborazioni realizzate dall’Anfia su dati Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. Nei primi due mesi del 2020 – segnala il Rapporto mensile sull’andamento del mercato italiano delle autovetture le immatricolazioni – sono state 318.959, il 7% in meno rispetto allo stesso periodo del 2019.

Il Gruppo Fiat Chrysler Automobiles (incluso Maserati) registra una flessione del 7% nel mese, con volumi che si attestano ad oltre 41.000 nuove registrazioni con il 25,5% di quota di mercato. Cinque i modelli italiani nella top ten di febbraio: Fiat Panda (14.465 unità) al primo posto, seguita da Lancia Ypsilon (5.948) in seconda posizione, da Fiat 500 (3.828) in quarta, da Fiat 500X (3.587) in quinta e da Jeep Renegade (3.423) in sesta. Nel bimestre la quota di FCA è del 25,6%, con una flessione dei volumi del 3,5%.

Prosegue il calo delle immatricolazioni di auto diesel: –30% e il 34,5% di quota. Le vendite di auto a benzina raggiungono il 45%, con una diminuzione dei volumi del 3%. A febbraio, le auto ad alimentazione alternativa valgono il 20% del mercato (+52% la crescita dei volumi), di cui il 2,4% di auto a zero o a bassissime emissioni (complessivamente 3.766 unità). Crescita a tre cifre per le vetture puro elettrico, che sono quasi dieci volte quelle di febbraio 2019 e per le ibride ricaricabili (+362%). Ancora in calo le immatricolazioni di vetture destinate ai privati, che a febbraio cedono il 19%, mentre aumentano le vendite a società del 5% (tra queste, il noleggio in crescita del 18%).

Commenta Anfia: “Sul rallentamento generale delle immatricolazioni di questo mese ha iniziato a pesare anche la situazione di crisi che l’Italia sta vivendo a seguito dell’emergenza Coronavirus. Le difficoltà segnalate dai concessionari, calo delle visite nei saloni e calo degli ordini, in particolar modo nelle regioni della “zona rossa”, si rifletteranno, con ogni probabilità, in un’ulteriore contrazione del mercato, come fa presagire anche il peggiorato clima di fiducia dei consumatori. D’altra parte le regioni ad oggi più colpite dall’epidemia sono quelle più produttive e il rallentamento dell’economia e l’invito a ridurre gli spostamenti, aumentando le misure prudenziali nei contatti, spostano inevitabilmente l’attenzione sugli avvenimenti in corso”.

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