Auditel-Censis, “L’Italia post lockdown: la nuova normalità digitale delle famiglie italiane”

(Teleborsa) – Durante il lockdown oltre 3,5 milioni di famiglie italiane (il 14,8%), essendo prive di device tecnologici, sono rimaste totalmente isolate sperimentando un “vero distanziamento sociale”, quello di chi, al di là delle regole imposte dall’emergenza coronavirus, si trova ai margini della società, privo della capacità di spesa necessaria per acquisire beni che la crisi sanitaria ha reso essenziali per mantenere il proprio sistema di vita e proseguire in remoto le attivita` di studio, di lavoro, di svago. Tuttavia i cambiamenti imposti dalla pandemia, sul fronte del digital divide, hanno avuto anche un effetto positivo imprimendo una fortissima accelerazione all’alfabetizzazione digitale del Paese. Nella nuova società digitale la sfida è ora quella di ampliare e rendere trasversale socialmente la disponibilità della connessione internet su banda larga così come quella di device in modo da accorciare le disuguaglianze sociali e, al contempo, rendere possibile il decentramento e la semplificazione delle attività verso cui ci si sta orientando anche oltre la fine dell’emergenza. Se e` vero che il Covid passera`, “niente sara` piu` come prima”: la crisi sanitaria si lascera` dietro un paese diverso, complessivamente piu` moderno e consapevole, in cui l’utilizzo delle nuove tecnologie sara` piu` normale per tutti. Queste, in sintesi, le principali evidenze emerse dal terzo Rapporto Auditel-Censis “L’Italia post lockdown: la nuova normalità digitale”, presentato questa mattina nella Sala Zuccari del Senato alla presenza del presidente Auditel, Andrea Imperiali; del presidente del Censis, Giuseppe De Rita; del sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega all’Editoria, Andrea Martella; del presidente della Commissione di Vigilanza Rai, Alberto Barachini; del presidente Agcom, Giacomo Lasorella; e del presidente Istat, Gian Carlo Blangiardo.

Il Rapporto è fondato sulla Ricerca di Base Auditel (7 waves l’anno, 20mila abitazioni visitate, 41mila interviste face to face). Per realizzare l’indagine i ricercatori Auditel hanno intervistato le famiglie italiane prima e dopo la fine del lockdown fotografando, così, l’impatto della pandemia sulla modernizzazione i termini di attività on line svolte durante e dopo il periodo di isolamento domestico; facilità e frequenza delle connessioni; modalità di utilizzo degli schemi presenti nelle abitazioni; e consumi audio-video. “Parole fino a quel momento sconosciute, o riservate ad un’esigua platea di addetti ai lavori, come smart working ed e-learning – si legge nel Rapporto – sono entrate a far parte del vocabolario comune e della vita di tutti i giorni, perche´ l’epidemia sanitaria ha costretto gli italiani a cimentarsi nella piu` grande sperimentazione di massa dell’utilizzo delle nuove tecnologie nella vita quotidiana”. Lo stare a casa – sottolinea l’indagine – e` stato anche un’occasione per molti di avvicinarsi a nuove forme di consumo audio e video e per costruire un proprio palinsesto, fatto di un’ibridazione di cronaca, video, filmati, serie tv su media tradizionali e nuovi media con un utilizzo sempre piu` spinto dello streaming.

Ma in cosa consiste la “nuova normalità digitale” degli italiani? Nel dettaglio sono cresciute dell’1,4% le famiglie connesse ma soprattutto è migliorata la qualità della connessione. Le famiglie dotate di connessione sia fissa che mobile – rileva il Rapporto – sono aumentate del 12,4, mentre quelle con una sola linea mobile si sono ridotte del 32,8%. Il 48,6% delle famiglie italiane, pari a 11 milioni e 800mila (32 milioni e 800mila individui, il 54,3% degli italiani), hanno svolto almeno un’attività on line durante il lockdown e – sottolinea l’indagine – per 8 milioni e 200mila famiglie (24 milioni e 300mila italiani) era la prima volta. Il 31,7 delle famiglie italiane ha fatto acquisti di prodotti non alimentari su internet; il 20,8% ha svolto attività di studio a distanza (per il 15,2% era la prima volta); il 17,5% ha lavorato in smart working (per l’11,3% era la prima volta). Il lockdown – evidenzia il Rapporto – ha rappresentato, quindi, “un formidabile acceleratore di innovazione per le famiglie, spingendo anche quelle che erano rimaste più indietro a dotarsi di una connessione internet che le rendesse in grado di svolgere quante più possibili attività a distanza. Dallo studio emerge un aumento degli italiani che si collegano alla rete (47 milioni e 200mila, pari all’80,6% della popolazione con più di 4 anni); un incremento della frequenza dei collegamenti (42 milioni e 200mila italiani, pari al 72,1%, si connettono tutti i giorni); un aumento dei device utilizzati. Analizzando questo ultimo aspetto l’indagine rileva che nel 2019 sono presenti nelle case degli italiani 112 milioni e 40mila schermi da cui e` possibile seguire programmi/contenuti televisivi tradizionali o in streaming, 600mila in piu` rispetto all’anno precedente. Gli smartphone si confermano al primo posto, con 44 milioni e 700mila apparecchi nelle tasche degli italiani, in crescita del 2,4% rispetto al 2018, che in valori assoluti significa 1 milione e 100mila smartphone in piu`. Seguono le TV, che sono 42 milioni e 700mila, in lieve ripresa rispetto allo scorso anno (+ 1,1%) come effetto del boom delle smart tv, che ormai sono oltre 10 milioni (7 milioni e 700mila quelle effettivamente collegate) e sono possedute dal 34,7% delle famiglie italiane. Se alle smart tv si aggiungono i dispositivi esterni che permettono di collegarsi ad internet, si arriva ad un totale di 10 milioni e 400mila apparecchi collegati al web (+61,0% rispetto al 2018) e ad oltre 8 milioni e 300mila famiglie collegate.

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