Attesa per il nuovo DPCM, le ipotesi in campo

(Teleborsa) – Va avanti ormai da ore il confronto, serrato, sul nuovo DPCM, la cui ufficializzazione inizialmente prevista per oggi, lunedì 2 novembre, potrebbe slittare a domani proprio per consentire a tutte le parti di trovare la quadra. Missione, se non impossibile, quanto meno complicata.

A differenza di quanto successo lo scorso marzo, stavolta si cerca di “costruire” uno schema diverso provando ad evitare un lockdown generalizzato. Parola chiave, dunque, “diversificazione” delle misure tra zone più a rischio, come ad esempio Lombardia, Piemonte e Calabria, e resto del Paese. Didattica a distanza anche in seconda media e obbligo di mascherina per le lezioni in presenza di elementari e prima media. Si era anche parlato di limitare gli spostamenti degli over 70, ma l’ipotesi, con le ore, sembra perdere quota.

Il vero nodo da sciogliere è quello sul coprifuoco: si ragiona sulle 21, che sarebbe l’ipotesi di compromesso tra la richiesta di una chiusura nazionale dalle 18 fatta da alcune Regioni e le indicazioni del Governo. Il Premier Conte, intanto, oggi è impegnato in Parlamento dove illustrerà l’orientamento che intende dare al nuovo DPCM. Ma – a quanto si apprende da fonti della maggioranza – la firma vera e propria del testo potrebbe non arrivare stasera, bensì martedì. Questo proprio per consentire di risolvere i nodi ancora aperti con le Regioni.

Intanto, il Presidente del Consiglio Superiore di Sanità Franco Locatelli a Che tempo che fa su Rai Tre ha anticipato che il DPCM “andrà nella direzione del principio di proporzionalità e ragionevolezza che ha guidato le scelte fino ad ora, facendo leva su qualche misura come la limitazione agli spostamenti interregionali se non per ragioni indifferibili, di salute o di lavoro”.

“La curva epidemiologica è ancora molto alta. Mi preoccupa il dato assoluto, che mostra una curva terrificante. O la pieghiamo, o andiamo in difficoltà“. Lo ha detto, ieri, il Ministro della Salute Roberto Speranza in un colloquio con il Corriere della Sera. “Abbiamo 48 ore per provare a dare una stretta ulteriore”, evidenzia Speranza, secondo il quale c’è ancora troppa gente in giro. Il ministro poi rassicura sulla tenuta delle terapie intensive, e sulla scuola spiega che va difesa il più possibile, ma in un contesto di epidemia “non è intangibile”.

Ieri, intanto, la curva dei contagi nel nostro Paese è scesa sotto quota30mila. A fronte però di un numero inferiore di tamponi.

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