ArcelorMittal, Mise riapre dossier acciaio. Sciopero di tutte le fabbriche

(Teleborsa) – Il settore siderurgico è “strategico e va tutelato, perché è importante per il nostro Paese. Ma vanno tutelati allo stesso modo i lavoratori italiani”. È quanto ha affermato il ministro del Lavoro, Nunzia Catalfo, in vista dell’incontro di oggi sugli stabilimenti dell‘ex Ilva di Taranto. Alle 11 è previsto un tavolo di confronto, in videoconferenza, tra l’esecutivo con il ministro dello Sviluppo economico Stefano Patuanelli, dell’Economia Roberto Gualtieri e Catalfo, i vertici di ArcelorMittal tra cui l’ad Lucia Morselli, i commissari Ilva e i sindacati dei metalmeccanici. L’obiettivo è “affrontare il tema in modo tempestivo”, riaprendo a distanza di mesi il dossier acciaio.

Un incontro chiesto dai sindacati a fronte di una situazione fortemente deteriorata che vede oggi uno sciopero di otto ore a Taranto e di quattro nel resto del gruppo. Una nuova protesta, alla quale parteciperanno anche i lavoratori dell’indotto-appalto siderurgico, che arriva dopo il sit-in di venerdì scorso sotto la Prefettura di Taranto e le manifestazioni che ci sono state giorni fa a Genova e a Novi Ligure. “Se il governo vuole nazionalizzare l’Ilva lo dica con chiarezza – ha affermato la leader della Cisl, Annamaria Furlan – l’incertezza non è più accettabile. Sull’ex Ilva sono stati fatti errori madornali, dalla politica per tutta la questione dello scudo penale, un pretesto incredibile offerto su un piatto d’argento ad ArcelorMittal, e dal punto di vista aziendale. Mentre migliaia di lavoratori sono lì appesi da mesi”.

In seguito al preaccordo di marzo, al Tribunale di Milano, tra ArcelorMittal e Ilva in amministrazione straordinaria – che disinnescò il conflitto aperto da ArcelorMittal col recesso dal contratto di fitto dichiarato a novembre –, in questo mese sarebbe dovuta entrare nel vivo la trattativa per ridisegnare la compagine societaria. Tappa finale, sarebbe stata novembre 2020, con un nuovo piano industriale, la partecipazione dello Stato, una produzione di 8 milioni di tonnellate, un diverso schema produttivo e la tutela dell’occupazione col nuovo piano a regime nel 2025. Ma l’impegno con Ilva da parte della multinazionale dell’acciaio anglo-indiana rischia di durare meno di due anni. Diventa, infatti, sempre più probabile l’uscita del gruppo straniero e il ritorno dell’Ilva, con gli stabilimenti di Taranto, Genova e Novi Ligure, sotto il pieno controllo pubblico con l’amministrazione straordinaria guidata dai commissari del Mise. Con l‘emergenza Covid-19 negli ultimi due mesi ha aumentato in maniera massiccia la cassa integrazione e la produzione ha toccato il minimo storico di 7500 tonnellate al giorno. Un ulteriore segnale del processo di rapido allontanamento del gruppo anglo-indiano da Taranto è – secondo il Sole 24 Ore – l‘abbandono da parte del Cfo Sushil Jain. Il direttore finanziario, nonché quello che viene definito l’ultimo manager in prima linea – avrebbe lasciato AMInvestco, per tornare alla casa madre, probabilmente collocandosi in Arcelor Mittal Europe. In questo scenario c’è chi ipotizza da parte di ArcelorMittal la proposta di un taglio di 5mila lavoratori mentre il governo minaccia una penale da un miliardo di euro.

Nel pomeriggio di oggi l’Esecutivo dovrà affrontare anche la questione del sito Jabil di Marcianise. Alle 16 si terrà un nuovo incontro con i rappresentanti del Governo, dell’azienda e delle parti sociali. La multinazionale dell’elettronica ha annunciato, a partire da oggi, 25 maggio, 190 licenziamenti nello stabilimento in provincia di Caserta.

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