ArcelorMittal (ex Ilva), convocato il tavolo al Mise il 9 luglio

(Teleborsa) – Il ministero dello Sviluppo Economico ha convocato per il 9 luglio alle ore 16 il tavolo con i sindacati sulla situazione dell’ex Ilva di Taranto, ora Arcelor Mittal, dopo le dichiarazioni del gruppo sul rischio di chiusura dello stabilimento tarantinodal prossimo 6 settembre.

La riunione, fa sapere il MISE, sarà presieduta dal ministro Luigi Di Maio e servirà “per effettuare il monitoraggio dell’accordo sindacale a seguito delle azioni unilaterali di ArcelorMittal“. Al tavolo sono stati convocati le organizzazioni sindacali nazionali e territoriali di categoria e confederali; la direzione aziendale della Am Investco Italy Srl; i Commissari Ardito, Danovi, Lupo.

Il rischio di una possibile chiusura dello stabilimento, in assenza di un chiarimento sulla protezione legale dopo l’approvazione della legge sull’immunità penale, voluta dal ministro Di Maio, ha messo in allarme tutta la politica, nazionale e locale.

Il vicepremier e ministro dell’Interno Matteo Salvini ha chiesto al capo politico del M5S, nonché collega di maggioranza, “ampie garanzie sul fatto che non si mettano a rischio 15mila posti di lavoro. La tutela ambiente è fondamentale, ma in un momento in cui Lavoro è una priorità bisogna fare il possibile per tutelarlo”, si legge in un tweet.

Parole dure sono arrivate anche dal presidente della Regione Puglia Michele Emiliano. “Se qualcuno pensa di ricattare un Paese sovrano come l’Italia, che ha un interesse strategico su quella fabbrica, minacciando di andare via, probabilmente dopo aver preso l’elenco dei clienti, deve sapere che nel seguito avrà contro il governo italiano, la Regione Puglia, e tutte le persone per bene d’Europa. Non è questo il modo di comportarsi”, ha dichiarato il governatore margine della plenaria del Comitato europeo delle Regioni.

Il governatore pugliese ha poi aggiunto di aver dato al ministro Di Maio la “disponibilità ad una dichiarazione congiunta, perché vorrei che il governo e la Regione avessero la stessa identica posizione per respingere questo ricatto orribile e inaccettabile“.

Emiliano ha infine difeso la legge che entrerà in vigore il 6 settembre, chiarendo che la condizione dell’immunità legale “sarebbe certamente saltata davanti alla Corte costituzionale“, tanto è vero che si tratta di una condizione “esterna, non inserita nel contratto, perché mai nessuno avrebbe potuto calarsi le braghe fino al punto d’inserire in un contratto di vendita del governo italiano verso un privato il mantenimento di un tipo di legislazione. Corrisponderebbe a legarsi contrattualmente con un privato nell’esercizio della funzione legislativa – insiste il governatore – è una cosa che non sta né in cielo né in terra e avrebbe determinato la nullità di questo contratto per contrasto con norme imperative. Sarebbe come cedere sulla sovranità popolare“.

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